Noi e la parola scritta

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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da ubik il Mar 22 Dic 2009, 20:57

allora posto il mio raccontino
VOGLIOLALUNA






Vogliolaluna un giorno decise di realizzare il suo sogno: voleva la luna.

Partì, andò da Luomoconipiediperterra e gli chiese: “Luomoconipiediperterra, mi dici come faccio ad andare a prendere la luna?”. “Cosa vuoi che ne sappia io – rispose Luomoconipiediperterra – che ho sempre i piedi per terra?”.

Vogliolaluna disse tra sé e sé: “Che stupido sono! Luomoconipiediperterra ha ragione, come fa a saperlo lui che ha sempre i piedi per terra?”

Ricordandosi allora che una volta aveva vista la luna in fondo al pozzo, Vogliolaluna andò dalla signora Sonsemprealpozzo, che era sempre al pozzo. Raggiuntala le chiese: “Signora Sonsemprealpozzo, mi calerebbe dentro al pozzo con il secchio che vorrei prendere la luna?”; al che la signora Sonsemprealpozzo gli rispose: “Ehh, caro Vogliolaluna, sapessi quante volte, siccome son sempre al pozzo, ho provato a tirarla su con il secchio, ma scappa sempre”.

“Porca miseria – si disse Vogliolaluna – allora forse devo chiedere a Luomochestasultetto, che è quello che sta più vicino alla luna”. Giunto da Luomochestasultetto gli fece la solita domanda, ma questi gli rispose: “Per quanto mi sia allungato e abbia distese le braccia lunghe lunghe, nonostante io stia sul tetto non sono mai riuscito ad arrivarci”.

Fu così che Vogliolaluna dovette rassegnarsi e per tutta la sua esistenza non poté realizzare il suo desiderio, che era quello di prendere la luna.

Tuttavia, Vogliolaluna visse sempre in continuo movimento, impegnandosi a cercare e a scoprire cose sempre nuove, in alternativa alla luna che non poteva avere, mentre Luomoconipiediperterra rimase sempre e solo un uomo con i piedi per terra, la signora Sonsemprealpozzo non si mosse mai dal pozzo e Luomochestasultetto fece al massimo tre passi avanti e tre passi indietro sul cornicione, più qualche inutile flessione.



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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da DeS'souL il Mar 22 Dic 2009, 21:10

ubik ha scritto:allora posto il mio raccontino
VOGLIOLALUNA






Vogliolaluna un giorno decise di realizzare il suo sogno: voleva la luna.

Partì, andò da Luomoconipiediperterra e gli chiese: “Luomoconipiediperterra, mi dici come faccio ad andare a prendere la luna?”. “Cosa vuoi che ne sappia io – rispose Luomoconipiediperterra – che ho sempre i piedi per terra?”.

Vogliolaluna disse tra sé e sé: “Che stupido sono! Luomoconipiediperterra ha ragione, come fa a saperlo lui che ha sempre i piedi per terra?”

Ricordandosi allora che una volta aveva vista la luna in fondo al pozzo, Vogliolaluna andò dalla signora Sonsemprealpozzo, che era sempre al pozzo. Raggiuntala le chiese: “Signora Sonsemprealpozzo, mi calerebbe dentro al pozzo con il secchio che vorrei prendere la luna?”; al che la signora Sonsemprealpozzo gli rispose: “Ehh, caro Vogliolaluna, sapessi quante volte, siccome son sempre al pozzo, ho provato a tirarla su con il secchio, ma scappa sempre”.

“Porca miseria – si disse Vogliolaluna – allora forse devo chiedere a Luomochestasultetto, che è quello che sta più vicino alla luna”. Giunto da Luomochestasultetto gli fece la solita domanda, ma questi gli rispose: “Per quanto mi sia allungato e abbia distese le braccia lunghe lunghe, nonostante io stia sul tetto non sono mai riuscito ad arrivarci”.

Fu così che Vogliolaluna dovette rassegnarsi e per tutta la sua esistenza non poté realizzare il suo desiderio, che era quello di prendere la luna.

Tuttavia, Vogliolaluna visse sempre in continuo movimento, impegnandosi a cercare e a scoprire cose sempre nuove, in alternativa alla luna che non poteva avere, mentre Luomoconipiediperterra rimase sempre e solo un uomo con i piedi per terra, la signora Sonsemprealpozzo non si mosse mai dal pozzo e Luomochestasultetto fece al massimo tre passi avanti e tre passi indietro sul cornicione, più qualche inutile flessione.



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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da fear-of-the-dark il Mar 22 Dic 2009, 21:17

molto carino ubik
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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da ubik il Mar 22 Dic 2009, 21:32

grassie so' ecolettico
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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da killer73 il Mar 22 Dic 2009, 22:24

Lo scorpione


Quanno che lo Scorpione s'innamora
chiama la Scorpioncina, je s'accosta
e lì je fa la solita proposta
come se fosse propio una signora.
Pija un pretesto pe' portalla a spasso
de dietro a quarche sasso,
je zompa addosso eppoi
credo che, su per giù, fa come noi.
Ma er divario sta in questo: la compagna,
appena ch'è finito er pangrattato,
s'avventa su l'amico disgrazziato,
l'ammazza, lo fa a pezzi e se lo magna.
Una vorta, in campagna,
viddi 'sta scena e dissi in mente mia:
Sarà quarche delitto passionale,
soliti drammi de la gelosia...-
Ma la Scorpiona indovinò er pensiero
e disse: - Nun è vero!
Pe' nojantre è un istinto naturale
ch'è la legge più bella che ce sia.
Noi sapemo ch'er maschio è traditore:
finché j'annamo a ciccio è così bono
che ce spalanca tutto: anima e core
e ce mette su un trono.
Ma, appena trova quello che cercava
e s'è levato li capricci sui,
monta sur trono lui
e la povera femmina è la schiava.
Io, però, che so' furba e previdente,
pe' nun vedé la fine de l'amore
ammazzo er maschio anticipatamente...-

E con un'aria da soddisfazzione
la Scorpioncina agnede fra le piante
pe' rosicà la coda de l'amante:
l'urtimo avanzo de la relazzione.

_________________________________






"...Sono un uomo che cammina solo".(Iron Maiden)

"Se i giovani si organizzano,si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi,non c'e' scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia". (Enrico Berlinguer)



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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da killer73 il Mar 22 Dic 2009, 22:28

Era d'Agosto e il povero uccelletto
Ferito dallo sparo di un moschetto
Andò per riparare l'ala offesa,
a finire all'interno di una chiesa.







Dalla tendina del confessionale
Il parroco intravvide l'animale
Mentre i fedeli stavano a sedere
Recitando sommessi le preghiere.

Una donna che vide l'uccelletto
Lo prese e se lo mise dentro il petto.
Ad un tratto si sentì un pigolio
Pio pio, pio pio, pio pio.

Qualcuno rise a sto cantar d'uccelli
E il parroco, seccato urlò: "Fratelli!
Chi ha l'uccello mi faccia il favore
Di lasciare la casa del Signore!"

I maschi un po' sorpresi a tal parole
Lenti e perplessi alzarono le suole,
ma il parroco lasciò il confessionale
e: "Fermi - disse - mi sono espresso male!

Tornate indietro e statemi a sentire,
solo chi ha preso l'uccello deve uscire!"
a testa bassa e la corona in mano,
le donne tutte usciron pian piano.

Ma mentre andavan fuori gridò il prete:
"Ma dove andate, stolte che voi siete!
Restate qui, che ognuno ascolti e sieda,
io mi rivolgo a chi l'ha preso in chiesa!"

Ubbidienti in quello stesso istante
le monache si alzarono tutte quante
e con il volto invaso dal rossore
lasciarono la casa del Signore.

"Per tutti i santi - gridò il prete -
sorelle rientrate e state quiete.
Convien finire, fratelli peccatori,
l'equivoco e la serie degli errori:
esca solo chi è così villano
da stare in chiesa con l'uccello in mano.

Ben celata in un angolo appartato
Una ragazza col suo fidanzato,
in una cappelletta laterale,
ci mancò poco si sentisse male

e con il volto di un pallore smorto
disse: "Che ti dicevo? Se n'è accorto!"

(trilussa)

_________________________________






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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da bellaprincipessa il Mer 23 Dic 2009, 09:51

ubik ha scritto:allora posto il mio raccontino
VOGLIOLALUNA






Vogliolaluna un giorno decise di realizzare il suo sogno: voleva la luna.

Partì, andò da Luomoconipiediperterra e gli chiese: “Luomoconipiediperterra, mi dici come faccio ad andare a prendere la luna?”. “Cosa vuoi che ne sappia io – rispose Luomoconipiediperterra – che ho sempre i piedi per terra?”.

Vogliolaluna disse tra sé e sé: “Che stupido sono! Luomoconipiediperterra ha ragione, come fa a saperlo lui che ha sempre i piedi per terra?”

Ricordandosi allora che una volta aveva vista la luna in fondo al pozzo, Vogliolaluna andò dalla signora Sonsemprealpozzo, che era sempre al pozzo. Raggiuntala le chiese: “Signora Sonsemprealpozzo, mi calerebbe dentro al pozzo con il secchio che vorrei prendere la luna?”; al che la signora Sonsemprealpozzo gli rispose: “Ehh, caro Vogliolaluna, sapessi quante volte, siccome son sempre al pozzo, ho provato a tirarla su con il secchio, ma scappa sempre”.

“Porca miseria – si disse Vogliolaluna – allora forse devo chiedere a Luomochestasultetto, che è quello che sta più vicino alla luna”. Giunto da Luomochestasultetto gli fece la solita domanda, ma questi gli rispose: “Per quanto mi sia allungato e abbia distese le braccia lunghe lunghe, nonostante io stia sul tetto non sono mai riuscito ad arrivarci”.

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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da ubik il Mer 23 Dic 2009, 21:02

so' 'mpalpabile
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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da bellaprincipessa il Gio 24 Dic 2009, 00:02

ubik ha scritto:so' 'mpalpabile
zi

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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da piedonex il Gio 24 Dic 2009, 00:11

fortunatamene per voi ho uno spirito poco poetico
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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da ubik il Gio 24 Dic 2009, 00:13

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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da bellaprincipessa il Gio 24 Dic 2009, 00:15

piedonex ha scritto:fortunatamene per voi ho uno spirito poco poetico
é per questo che il nostro matrimonio é fallito
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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da piedonex il Gio 24 Dic 2009, 00:21

bellaprincipessa ha scritto:
piedonex ha scritto:fortunatamene per voi ho uno spirito poco poetico
é per questo che il nostro matrimonio é fallito

po' esse !!! ma ho tante altre qualità !!!
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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da bellaprincipessa il Gio 24 Dic 2009, 00:24

piedonex ha scritto:
bellaprincipessa ha scritto:
piedonex ha scritto:fortunatamene per voi ho uno spirito poco poetico
é per questo che il nostro matrimonio é fallito

po' esse !!! ma ho tante altre qualità !!!
Spoiler:
lo so, ma le ho scoperte troppo tardi
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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da piedonex il Gio 24 Dic 2009, 00:28

bellaprincipessa ha scritto:
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lo so, ma le ho scoperte troppo tardi

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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da athelas il Gio 24 Dic 2009, 00:33

'a gente (Edoardo de Filippo)


'A ggente ca me vede mmiez' 'a via
me guarda nfaccia e ride. Ride e passa.
Le vene ammente na cummedia mia,
se ricorda ch'è comica, e se spassa.

Redite pè cient'anne! Sulamente,
v' 'o vvoglio dì pè scrupolo 'e cuscienza:
io scrivo 'e fatte comiche d' 'a ggente...
E a ridere, truvate cunvenienza?

...Nun credo
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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da fear-of-the-dark il Lun 28 Dic 2009, 12:26

una delirante poesia - Samuele Bersani

La coincidenza è logica, di trovarti qua lo sapevo già in anticipo
Avevo un numero e l'ho perso, poi ho lasciato la tua fotografia su ogni tavolo
fino a che per caso un giorno ho letto un ritaglio che ti riguardava
In poche parole eccomi a sorprenderti,
torno in qualità di vecchio scheletro
intrappolato nella trincea, dissotterrato da una marea
ho superato ogni ostacolo
e sono finalmente riemerso fuori nell'ossigeno
E' un racconto inedito da vivere prima di stenderlo
come cemento sopra le righe dritte sulle pagine da capo a margine
sarebbe inchiostro che non si imprime più
si è seccato ormai molti anni fa al primo capitolo
Un viaggio fermo in biglietteria fissato per scappare via
dalle barriere che si alzano
non servirebbe a niente adesso se non fosse valido
E' un racconto inedito da leggerci negli occhi aprendoli
e non delimiterei un confine
prima di ripetere certe abitudini
togliamo ai gambi tutte le spine
E' una delirante poesia in febbre leggera che ti regalo
Devo mettermi a pensare quale piano alternativamente avrei
ma è impossibile fermare un asteroide quando è in transito
Cambi sempre titolo per non decidere, il sole intanto fatica a uscire
resta dietro la riunione delle nuvole raccolte in alto sul campanile
Cambi sempre titolo per non decidere, non metti il punto per non finire
mentre avanzi a piedi scalzi nel disordine, io ti avviluppo con le mie spire
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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da Amantide_Religiosa il Lun 28 Dic 2009, 12:45

piedonex ha scritto:
bellaprincipessa ha scritto:
piedonex ha scritto:fortunatamene per voi ho uno spirito poco poetico
é per questo che il nostro matrimonio é fallito

po' esse !!! ma ho tante altre qualità !!!

che io so apprezzare

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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da fear-of-the-dark il Lun 28 Dic 2009, 19:11

Vuoi ballare?

Mi scuso non ho seguito i passaggi e neanche i paesaggi. Mi scuso non ho capito i presagi. Occupata negli agi a sentirne i disagi. Ho perso l’inizio del naufragio abissale, vorrei un pesce da davanzale e un vaso da defenestrare. A questo punto di illuse speranze diamo inizio alle danze. Un valzer , un tango. Balliamo nel fango. Sporchiamoci di ridicolo. Compriamoci di natura. Avventura , oppure sventura? Nessuno sa dirmi il futuro che strada ha preso? Il futuro è sorpreso, Il passato ha un suo peso. Il presente è un dono. Un pacchetto vuoto. Peccato volevo una moto. Anzi volevo il moto, per saperlo domare. Per poterlo fermare. Nessuna speranza: perpetuo. Tuo e mio il sogno del tempo che ferma il tempo. Attendo . Un pensiero connesso e meno spesso. Intanto ho comprato un cassetto più resistente. L’ho riempito dell’inesistente. Sogni , deliri e delitti. Relitti. Pezzi rotti, tasselli intatti. Tatto, nessuno sa avere tatto. Tanto ce ne vorrebbe tanto. Tango , ho deciso. Balliamo. Cadiamo. Ripartiamo.

ormai deliro....troppi zuccheri!!
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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da fear-of-the-dark il Lun 28 Dic 2009, 23:53

Non sto pensando a niente
Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
mi è gradita come l'aria notturna,
fresca in confronto all'estate calda del giorno.

Che bello, non sto pensando a niente!
Non pensare a niente
è avere l'anima propria e intera.
Non pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita...
Non sto pensando a niente.
E' come se mi fossi appoggiato male.
Un dolore nella schiena o sul fianco,
un sapore amaro nella bocca della mia anima:
perché, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma proprio a niente,
a niente...

Fernando Pessoa
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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da lepidezza il Mar 29 Dic 2009, 00:25

dedicata a fear:
non sono niente no sarò mai niente non posso voler d'essere niente. a parte ciò ho in me tutti i sogni del mondo!

vorrei dirti quanto l'ansia di riuscire rimanga al di qua di ciò che otteniamo.
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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da fear-of-the-dark il Mar 29 Dic 2009, 00:29

lepidezza ha scritto:dedicata a fear:
non sono niente no sarò mai niente non posso voler d'essere niente. a parte ciò ho in me tutti i sogni del mondo!

vorrei dirti quanto l'ansia di riuscire rimanga al di qua di ciò che otteniamo.

pessoa.... mia madre si è appena comprata un libro di pessoa...me lo frego!!!
grazie lepi!
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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da fear-of-the-dark il Mar 29 Dic 2009, 00:45

Tabaccheria


Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso voler essere niente.
A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo.
Finestre della mia stanza,
della stanza di uno dei milioni al mondo che nessuno sa chi è
(e se sapessero chi è, cosa saprebbero?),
vi affacciate sul mistero di una via costantemente attraversata da gente,
su una via inaccessibile a tutti i pensieri,
reale, impossibilmente reale, certa, sconosciutamente certa,
con il mistero delle cose sotto le pietre e gli esseri,
con la morte che porta umidità nelle pareti e capelli bianchi negli uomini,
con il Destino che guida la carretta di tutto sulla via del nulla.
Oggi sono sconfitto, come se conoscessi la verità.
Oggi sono lucido, come se stessi per morire,
e non avessi altra fratellanza con le cose
che un commiato, e questa casa e questo lato della via diventassero
la fila di vagoni di un treno, e una partenza fischiata
da dentro la mia testa,
e una scossa dei miei nervi e uno scricchiolio di ossa nell'avvio.
Oggi sono perplesso come chi ha pensato, trovato e dimenticato.
Oggi sono diviso tra la lealtà che devo
alla Tabaccheria dall'altra parte della strada, come cosa reale dal di fuori,
e alla sensazione che tutto è sogno, come cosa reale dal di dentro.
Sono fallito in tutto.
Ma visto che non avevo nessun proposito, forse tutto è stato niente.
Dall'insegnamento che mi hanno impartito,
sono sceso attraverso la finestra sul retro della casa.
Sono andato in campagna pieno di grandi propositi.
Ma là ho incontrato solo erba e alberi,
e quando c'era, la gente era uguale all'altra.
Mi scosto dalla finestra, siedo su una poltrona. A che devo pensare?
Che so di cosa sarò, io che non so cosa sono?
Essere quel che penso? Ma penso di essere tante cose!
E in tanti pensano di essere la stessa cosa che non possono essercene così tanti!
Genio? In questo momento
centomila cervelli si concepiscono in sogno geni come me,
e la storia non ne rivelerà, chissà?, nemmeno uno,
non ci sarà altro che letame di tante conquiste future.
No, non credo in me.
In tutti i manicomi ci sono pazzi deliranti con tante certezze!
lo, che non possiedo nessuna certezza, sono più sano o meno sano?
No, neppure in me...
in quante mansarde e non-mansarde del mondo
non staranno sognando a quest'ora geni-per-se-stessi?
Quante aspirazioni alte, nobili e lucide -,
sì, veramente alte, nobili e lucide -,
e forse realizzabili,
non verranno mai alla luce del sole reale nè troveranno ascolto?
Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
e non di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione.
Ho sognato di più di quanto Napoleone abbia realizzato.
Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
Ho creato in segreto filosofie che nessun Kant ha scritto.
Ma sono, e forse sarò sempre, quello della mansarda,
anche se non ci abito;
sarò sempre quello che non è nato per questo;
sarò sempre soltanto quello che possedeva delle qualità;
sarò sempre quello che ha atteso che gli aprissero la porta davanti a una parete senza porta,
e ha cantato la canzone dell'Infinito in un pollaio,
e sentito la voce di Dio in un pozzo chiuso.
Credere in me? No, nè in niente.
Che la Natura sparga sulla mia testa scottante
il suo sole, la sua pioggia, il vento che trova i miei capelli,
e il resto venga pure se verrà o dovrà venire, altrimenti non venga.
Schiavi cardiaci delle stelle,
abbiamo conquistato tutto il mondo prima di alzarci dal letto;
ma ci siamo svegliati ed esso è opaco,
ci siamo alzati ed esso è estraneo,
siamo usciti di casa ed esso è la terra intera,
più il sistema solare, la Via Lattea e l'Indefinito.
(Mangia cioccolatini, piccina; mangia cioccolatini!
Guarda che non c'è al mondo altra metafisica che i cioccolatini.
Guarda che tutte le religioni non insegnano altro che la pasticceria.
Mangia, bambina sporca, mangia!
Potessi io mangiare cioccolatini con la stessa concretezza con cui li mangi tu!
Ma io penso e, togliendo la carta argentata, che poi è di stagnola,
butto tutto per terra, come ho buttato la vita.
Ma almeno rimane dell'amarezza di ciò che mai sarà
la calligrafia rapida di questi versi,
portico crollato sull'Impossibile.
Ma almeno consacro a me stesso un disprezzo privo di lacrime,
nobile almeno nell'ampio gesto con cui scaravento
i panni sporchi che io sono, senza lista, nel corso delle cose,
e resto in casa senza camicia.
(Tu, che consoli, che non esisti e perciò consoli,
Dea greca, concepita come una statua viva,
o patrizia romana, impossibilmente nobile e nefasta,
o principessa di trovatori, gentilissima e colorita,
o marchesa del Settecento, scollata e distante,
o celebre cocotte dell'epoca dei nostri padri,
o non so che di moderno - non capisco bene cosa -,
tutto questo, qualsiasi cosa tu sia, se può ispirare che ispiri!
Il mio cuore è un secchio svuotato.
Come quelli che invocano spiriti invoco
me stesso ma non trovo niente.
Mi avvicino alla finestra e vedo la strada con assoluta nitidezza.
Vedo le botteghe, vedo i marciapiedi, vedo le vetture passare,
vedo gli esseri vivi vestiti che s'incrociano,
vedo i cani che anche loro esistono,
e tutto questo mi pesa come una condanna all'esilio,
e tutto questo è straniero, come ogni cosa.
Ho vissuto, studiato, amato, e persino creduto,
e oggi non c'è mendicante che io non invidi solo perchè non è me.
Di ciascuno guardo i cenci e le piaghe e la menzogna,
e penso: magari non ho mai vissuto, nè studiato, nè amato, nè creduto
(perchè si può creare la realtà di tutto questo senza fare nulla di tutto questo);
magari sei solo esistito, come una lucertola cui tagliano la coda
e che è irrequietamente coda al di qua della lucertola.
Ho fatto di me ciò che non ho saputo,
e ciò che avrei potuto fare di me non l'ho fatto.
Il domino che ho indossato era sbagliato.
Mi hanno riconosciuto subito per quello che non ero e non ho smentito, e mi sono perso.
Quando ho voluto togliermi la maschera,
era incollata alla faccia.
Quando l'ho tolta e mi sono guardato allo specchio,
ero già invecchiato.
Ero ubriaco, non sapevo più indossare il domino che non mi ero tolto.
Ho gettato la maschera e dormito nel guardaroba
come un cane tollerato dall'amministrazione
perchè inoffensivo
e scrivo questa storia per dimostrare di essere sublime.
Essenza musicale dei miei versi inutili,
magari potessi incontrarmi come una cosa fatta da me,
e non stessi sempre di fronte alla Tabaccheria qui di fronte,
calpestando la coscienza di esistere,
come un tappeto in cui un ubriaco inciampa
o uno stoino rubato dagli zingari che non valeva niente.
Ma il padrone della Tabaccheria s'è affacciato sulla porta e vi è rimasto.
Lo guardo con il fastidio della testa piegata male
e con il disagio dell'anima che sta intuendo.
Lui morirà ed io morirò.
Lui lascerà l'insegna, io lascerò dei versi.
A un certo momento morirà anche l'insegna, e anche i versi.
Dopo un po' morirà la strada dove fu stata l'insegna,
E la lingua in cui furono scritti i versi.
Morirà poi il pianeta che gira in cui tutto ciò accadde.
In altri satelliti di altri sistemi qualcosa di simile alla gente
continuerà a fare cose simili a versi vivendo sotto cose simili a insegne,
sempre una cosa di fronte all'altra,
sempre una cosa inutile quanto l'altra,
sempre l'impossibile, stupido come il reale,
sempre il mistero del profondo certo come il sonno del mistero della superficie,
sempre questo o sempre qualche altra cosa o nè una cosa nè l'altra.
Ma un uomo è entrato nella Tabaccheria (per comprare tabacco?),
e la realtà plausibile improvvisamente mi crolla addosso.
Mi rialzo energico, convinto, umano,
con l'intenzione di scrivere questi versi per dire il contrario.
Accendo una sigaretta mentre penso di scriverli
e assaporo nella sigaretta la liberazione da ogni pensiero.
Seguo il fumo come se avesse una propria rotta,
e mi godo, in un momento sensitivo e competente
la liberazione da tutte le speculazioni
e la consapevolezza che la metafisica è una conseguenza dell'essere indisposti.
Poi mi allungo sulla sedia
e continuo a fumare.
Finche il Destino me lo concederà, continuerò a fumare.
(Se sposassi la figlia della mia lavandaia
magari sarei felice.)
Considerato questo, mi alzo dalla sedia.
Vado alla finestra.
L'uomo è uscito dalla Tabaccheria (infilando il resto nella tasca dei pantaloni?).
Ah, lo conosco: è Esteves senza metafisica.
(Il padrone della Tabaccheria s'è affacciato all'entrata.)
Come per un istinto divino Esteves s'è voltato e mi ha visto.
Mi ha salutato con un cenno, gli ho gridato Arrivederci Esteves!, e l'universo
mi si è ricostruito senza ideale ne speranza, e il padrone della Tabaccheria ha sorriso.
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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da Violatrix il Mar 29 Dic 2009, 06:55

1) Flusso d'onda normale nella sua anomalia - The Freak.

Anche quando potrei dormire non ci riesco. E mi sta sui coglioni chi mi dice "Ma come non riesci a dormire? Basta che ti stanchi durante il giorno"... come se mi stessi a grattare. No, non dormo perché son troppo stanca, a volte. Non riesco a dormire per più di 4 ore di fila sempre, ma che CAZZO ne sapete voi che giudicate? Non è che mi diverta ad essere insonne, eh! Eppure non rinuncerei a queste ore di silenzio al buio. Mi sono necessarie. In queste ore io creo. E sogno.

Cazzo, quanto mi stanno sui coglioni quelli pronti a sputare sentenze su persone che conoscono in modo superficiale, quelli che vengono a darmi lezioni su cosa sia la la vita normale... ma vivitela la tua vita normale e non rompere i coglioni a me, tentando di infettarmi con la tua normalità. A volte la follia sembra l'unica via. No, la follia è sempre l'unica via. Perché se non si è pazzi, in questo mondo, si è maschere di carne prive di tratti specifici, con lo sguardo assente calamitato verso il proprio affascinante vuoto interiore... un vuoto talmente denso da essere gommoso, appiccicoso.

Sul loro volto. E dicono...

Tranquilla, tranquilla: stai solo morendo. Giorno dopo giorno. A che ti serve cercare, indagare, prenderti pause per guardarti attorno, dietro, dentro? Qual è il vantaggio che te ne viene? Materialmente. Guarda noi, come siamo quieti. Guarda noi, come siamo accettati. Guarda noi, come siamo accettabili. Guarda noi, conosciamo il nostro ruolo nella società. Guarda noi... non ci invidi almeno un po'?

E mi vien voglia di scappare via urlando per l'orrore che provo. Di loro. Di me... perché a volte questa normalità mi sembra "appetitosa". Per un attimo, un attimo soltanto, una frazione di secondo mi dico che non vale la pena combattere, sono vent'anni e rotti che lo faccio, e forse anche di più e sono spossata. E loro hanno ranghi di dimensioni sempre maggiori, hanno fagocitato i miei amici di un tempo nella loro quiete di gomma. L'eccellenza è un handicap. L'idealismo è una malattia. La ricerca è tempo perso. Il fare qualcosa per gli altri senza trarne guadagno materiale è una cazzata.

2) Severin im Pelz - Il Delirio.

Mi guardano come se fossi una bestia strana... a volte mi sfiorano... se non reagisco e li lascio fare prendono coraggio e mi toccano più a fondo. E poi scuotono la testa e cominciano a pontificare su come dovrei essere. Anche se non conoscono che significhi "pontificare". E si stupiscono quando divento una lama di ghiaccio che taglia loro i polsi senza preavviso.

Scatto.
Slash.

Loro. Mi guardano ma non riesco a decifrare che cosa vi sia scritto sul loro volto: non è stato pensato per essere espressivo. Credo sorpresa. Credo...
E urlo. Solo con gli occhi ma urlo.
Allontanati da me, sanguina il tuo plasma trasparente/morto lontano dalla mia carne viva. Non c'è più speranza per te. Non c'è più scintilla in te. Anche le tue piccole pseudo-ribellioni devono essere guidate, incasellate, devono appoggiarsi a parole di altri che sono morti quanto te, ma pretendono di non esserlo. Ripetute. Ripetute. Ripetute. Ti guardo e ancora hai quell'espressione turbata (?) e disgustata sull'ammasso di carne che chiami volto, mentre ti tieni il polso che ti ho appena tagliato e il liquido giallo ha quasi smesso di filtrarti fra le dita, coagulandosi.
Cicatrizzate in fretta, voi.
Io no.

Ma continuo: sembri uno di quei feti messi in formaldeide nei musei. Avresti potuto essere, ma non sei stato. Io sono. Nella mia de-formità. Nella mia dif-formità. Io sono. Lasciami stare. Lasciami stare. Mi basta urlare nel vento. E se è solo l'eco della mia voce, quello che torna, almeno lascia che mi culli nell'illusione che sia una voce che mi risponde. E anche se fosse solo la mia voce riflessa, almeno sarebbe il riflesso di qualcosa di vivo.

Non. Mi. Toccare. Sono la luce blu che ti attrae e uccide. Sono spagyria di metallo pesante. Sono ossimoro. La tua materia oscura. Sono letale per le tue certezze. Sono colei che vìola per essere. Non desidero nemmeno il tuo dolore, da tanto ti disprezzo. Vìola-trice. Be-atrox. Sii atroce. Ma non per te. Da te mi difendo soltanto.

Sono Severin im Pelz.

(scritta ora, di getto)

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Re: Noi e la parola scritta

Messaggio Da athelas il Mar 29 Dic 2009, 21:14

Funeral Blues di Wystan Hugh Auden

Fermate gli orologi,
tagliate i fili del telefono
e regalate un osso al cane affinchè non abbai
faccia silenzio il pianoforte,
tacciano i risuonanti tamburi
che avanzi la bara.
Che vengano gli amici dolenti,
lasciate che gli aerei volteggiano nel cielo
e scrivono l’odioso messaggio
lui è morto
guarnite di crespo il collo bianco dei piccioni
fate che i vigili urbani indossino lunghi guanti neri
lui era il mio nord,
era il mio sud
era l’oriente e l’occidente
i miei giorni di lavoro e i miei giorni di festa
era il mezzo dì e la mezza notte
la mia musica, le mie parole
credevo che l’amore potesse durare per sempre
ma era un illusione
offuscate tutte le stelle
perché non le vuole più nessuno
buttate via la luna
tirate giù il sole
svuotate gli oceani
abbattete gli alberi
perché da questo momento
niente servirà più a niente.
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Re: Noi e la parola scritta

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