SOSTIENE BOLLANI- trasmissione tv, divulgativo musicale cazzara

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Re: SOSTIENE BOLLANI- trasmissione tv, divulgativo musicale cazzara

Messaggio Da mambu il Sab 15 Ott 2011, 00:40

mengonelle


e per continuare le mie polemiche con Canta: Fresu è molto più "classico" di Rava linguaccia

tanto domattina torniamo d'amore e d'accordo per tifare i rossi dragoni minatori BURP!
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Re: SOSTIENE BOLLANI- trasmissione tv, divulgativo musicale cazzara

Messaggio Da Cantastorie il Sab 15 Ott 2011, 12:05

la mummia ha le energie ponderate, mi devo fà na cura ricostituente prima di polemizzzà co te mambus sonno

tradissional-Rava da me inteso nel sens che io non ho mai sentito Rava in altro che non fosse papà-jazz....al max cover canzonas fatte a mò di jazze e sanza cantantes (ossia la tromba fa l'assolo come primadonna...)...

Fresu s'affaccia in altro (etno-moseca.....sona tromba anche in cover-cantate)indi es possible sentirlo in altro che non jazze. E allore m'entriga de piu' como sperimentador-apertura.

Poi, senz'altr es una question de gusto-ascolto: Fresu son capace di ascoltarlo per tot brani di fila, nel senso che m'incuriosisce e mi tien desta l'attenzione-orecchio....Rava (sentito anche a concerto-live) dopo tre-quattr brani...me cala l'attension (ho l'impressione che mi suoni la stessa minestra con piu' zuppa e meno pan bagnato).


sui propositi per il futuro, io già dissi biribissi: Seconda serata del venerdì su RAI3 ...anche a cadenza mensil e non settimanale...
pensaci Stefanin..e soprattutto pensaci, se ci riesci, nonnaRai controllando
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Messaggio Da mambu il Sab 15 Ott 2011, 13:43

Canta, figurati se ce l'ho io l'energia per polemizzare con te

al massimo lancio il sasso e poi scappo sexsexsex

comunque ho entendu.... diciamo classico in due sensi diversi

io dicevo Fresu classico perché più legato alla stagione "classica" del jazz, dalle grandi orchestre al be-bop (ma nella sua versione meno estrema, vedi la passione per Gil Evans)

Rava è invece figlio del jazz sperimentale e politico, quello spesso astruso e intellettuale nato dall'hard bop, dal free jazz e quella roba lì
(e che nonostante tutto a me mi gusta sì sì! )
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Re: SOSTIENE BOLLANI- trasmissione tv, divulgativo musicale cazzara

Messaggio Da lepidezza il Lun 17 Ott 2011, 13:28

Anche io ho inteso le commistione di generi + gli arrangiamenti e gli effetti, semplici ( dal ticchettio della fede sulla tromba ai baci cadenzati al posto dell'emissione di)o meno( delay e sintetizzatori che alterano il suono pulito della tromba) come segnale di un certo tipo di sperimentazione del suono nelle performance jazz di Fresu rispetto al "classico" e puro Rava.


Il riferimento di mambu invece mi confonde.
Puoi spiegarmi meglio?

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Messaggio Da Cantastorie il Mer 19 Ott 2011, 14:48

Dopo 3 giorni, spero stasera di riuscire a vedere in santa pace "mentale" la 5a puntata di domenica scorsa..
intanto, nella videoplaylist ho aggiunto i video - canori della 5a puntata



ieri sera Bollani ha fatto concerto --anzi due concerti (aggratis-solidarietà naturalment) de seguito .. al "VALLE" di Roma, occupato da mesi da operatori dello spettacolo...hanno fatto mini - collegamento ieri sera entro "LineaNotte" e adesso entro "tg3"...con spezzoni di parodia Conte (invitaloooooooooooo pianto3 ) e HovistonRe (Jannacci)
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Messaggio Da lepidezza il Mer 19 Ott 2011, 14:58

ce lo so canta! spero che lo inviti e che lui accetti!
di certo ci sarà guerrini e il resto dei visionari nell'ultima puntata..
riondino forse sta chiamando tutti gli amichetti suoi...

comunque a me Bobo Rondelli è piaciuto un botto!
e allora ti viene da chiederti dopo aver sentito lui, la Demuru,i Musica Nuda e Palmieri, ma davvero c'è bisogno di tutti sti talent show?
Rondelli ho scoperto che era quello degli ottavo padiglione..molte estati fa...
adesso somiglia a Chris Cornell ma il suo percorso artistico a differenza di Cornell è meno commerciale.



Ultima modifica di lepidezza il Mer 19 Ott 2011, 23:18, modificato 1 volta
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Messaggio Da Amantide_Religiosa il Mer 19 Ott 2011, 15:15

lepidezza ha scritto:ce lo so canta! spero che lo inviti e che lui accetti!
di certo ci sarà guerrini e il resto dei visionari nell'ultima puntata.. riondino?

comunque a me Bobo Rondelli m'è piaciuto un botto!
e allora ti viene da chiederti dopo aver sentito lui, la Demuru,i Musica Nuda e Palmieri, ma davvero c'è bisogno di tutti sti talent show?

No. Bastano programmi come questi e secondo me ci dovrebbero essere anche programmi che sono ancora più semplici e per niente costosi come le videolezioni.

Ho comprato un DVD (videolezione) di 60 minuti, all'auditorium parco della musica a roma, di Giovanni Bietti, compositore, pianista e musicologo. Un divulgatore straordinario, che usa un linguaggio comprensibile e accesibile a tutti.

_________________________________
""The Common Market: We (British) went into it to screw the French by splitting them off from the Germans. The French went in to protect their inefficient farmers from commercial competition. The Germans went in to purge themselves of genocide and apply for readmission to the human race."
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Messaggio Da lepidezza il Mer 19 Ott 2011, 15:28

io sto vedendo la favola di pierino e il lupo con uno strepitoso arturo toscanini.
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Messaggio Da lepidezza il Mer 19 Ott 2011, 17:31

Cantastorie ha scritto:

ieri sera Bollani ha fatto concerto --anzi due concerti (aggratis-solidarietà naturalment) de seguito .. al "VALLE" di Roma, occupato da mesi da operatori dello spettacolo...hanno fatto mini - collegamento ieri sera entro "LineaNotte" e adesso entro "tg3"...con spezzoni di parodia Conte (invitaloooooooooooo pianto3 ) e HovistonRe (Jannacci)
eccoli i concerti al valle di Roma occupato
caricati sul tubo canta!
qui inizia il cazzeggio.. mix:149:


con Roma nun fa la stupida stasera...damme na mano a ... occhiolino
per finire sul Bolero versione bollanesca.
qui l'omaggio a Nino Taranto con lunga introduzione cazzara:

:neve:
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Messaggio Da lepidezza il Mer 19 Ott 2011, 23:33

Concato, peccato fosse un po' giù di voce... naaaaaaaah!
però il pezzo dedicato a suo padre, che gli insegna a suonare e amare la musica, è sempre un bel pezzo.
Mi aspettavo Canto con arrangiamento jazz Rava Bollani + danesi.
Peccato.


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Messaggio Da Cantastorie il Gio 20 Ott 2011, 11:31

l'ho vista ...dopo tre gggionni ma l'ho vista cucu
e mentre cantava Concato pensavo "ma perchè non m'hanno aperto la parente sulla moseca sud-ammericana? Me se potevano parlà de bossa-nova.. dell'altra faccia del mix bianco-niuro sudammericano che non somiglia al mix bianco.niuro UESSEI.....de moseca indios-popular....dei mici Inti-Illimani....
niente....non se ne parra bah!
e allora non ne parlo manco io bah!

de che parlo? De Puccini che si stufa dell'europei e se ne va altrove a cercar sonorità? E va in Uessei (FanciullaWest)...e va a Oriente (Butterfly-Turandotta)? No non ve ne parlo, anche perchè mi ci vorrebbero sedici puntate e non c'ho tempo.E poi mi direste che sono dinosaura melomane prrrr!


De Gegè (Ge-orge Ge-rshwin) a cui dovrebbero fare sedici statue qua e là dell'oceano..e poi passarci su due campate di ponte...perchè se c'è un UOMO_PONTE tra musica-europea-classicblanca e musica-americana-mixbianco.niura ...quello è Gegè.

Vita breve (come i bigs...Mozart ....Chopin ....etc etc etc)ma Imprescindibile bah!

e un'altra considerassion:
EmigranTi/Esuli Europei ..............America ...........Innesti.....INNOVAZIONE
ahhhhhhhhh se quegli snob de musicisti europei (Debussy-Stravinski &Co)avessero piantato di avere le puzze al naso e avessero "INTESO" il mi' Gegè come la linea-primaria in cui muoversi entro la moseca-classica.......
IO NON MI RITROVEREI A REPLICA' IL REPERTORIO DE MIO BISNONNO...

Rava? Misma impression purtropp.....gran solista....(che sta nel su' mondo e non si discosta di mezzopasso da quello), una sorta di purista...in parte mi acchiappa e in parte no..ma vabbèccussì

se volete, quando pozzo faccio siparietto su Gegè bah!
averceneeeeeeeeeeeeeeeeee di Gegè pianto3
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Messaggio Da lepidezza il Gio 20 Ott 2011, 18:31

qui ci vorrebbe Lucadev o magari Cuore a meno che canta e mambu non sappiano pure la vita e 'o miracolo di Django Reinhardt
Bollani parla di questo chitarrista Jazz Belga
poi suona la sua Nuages

la melodia al piano mi ricorda la colonna sonora di un film italiano ma non mi viene...Mambu?

comunque sto django aveva avuto un incidente da ragazzo: durante un incendio rischiava di perdere piede destro e mano sinistra. Rifiutò di farseli amputare anche se rischiava la cancrena ma dovette rinunciare a suonare il banjo con il quale girava con la sua carovana.
Durante la convalescenza ospedaliera( 18 mesi) si autoimpose di imparare a portare sopra la tastiera anulare e mignolo, uniti e semi-atrofizzati dopo l'intervento, avendo inventato prima una tecnica che gli consentisse di suonare la chitarra con l'uso di sole due dita della mano sinistra, indice e medio.

stupore
eccolo all'opera

django ha "inventato" un genere noto come manouche che sposa il jazz americano degli anni 30 con l'antica tradizione musicale zingara dei Manouches.
grazie agli autori e grazie a Bollani..meravigliosa scoperta.
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Messaggio Da Cantastorie il Gio 20 Ott 2011, 19:19

su Django, io posso dirti solo che fa parte dell'appendice "europea" degli improvvisatori jazz, che incrociarono quel modo di fare musica con il ragtime e foxtrot (quindi siamo negli anni 20-30) e che si incantarono proprio per la possibilità di quel tipo di musica di improvvisare e di darsi "cambio" tra singoli solisti-strumentisti nelle band. Per improvvisare non occorreva conoscere la musica scritta come ha spiegato Bollani nella puntata in cui ha parlato di note e spartiti-canovaccio, tanto che una delle difficoltà dei jazzisti successivi è proprio quella di "ripetere" quanto inciso sui dischi di allora, proprio perchè non c'è una scrittura musicale che lo abbia fissato per i posteri.
....
Su Gegè, penso sia buon sussidiario questa pagina-web tratta da "lamusicadirai3" ....video di na 40na di minuti con Bollani e orchestra S. Cecilia che si misurano su CONCERTO IN FA....e un'ottima, concisa descrizione di quanto conti Gegè quale ponte-innovatore tra musica classica/orchestrale e musica ascolta-facile dei musical e delle colonne sonore e delle canzonette trallallà...

su youtube, basta indicare Gershwin o i singoli titoli opere-canzoni-musical e si può intuire quanto sia stato cementificante per quella cultura aver avuto qualcuno che trasponesse il "classicismo partitura" nell'"improvvisazione ritimico-blues-jazzarola"...
anzi.....è indicativo secondo me che il "passaporto-apertura" della musica di minoranze (non solo dei nero-americani...ma anche la musica caraibica e sudammericana)sia avvenuta tramite musicisti di "impianto musicaleuropeo"..come Gegè o Berlin o Porter...che anzicchè chiudersi nel loro habitat di partenza hanno proprio spianato strada ad ALTRO, diverso da loro da cui prendere spunti e a cui restituire "manifattura compiuta" come fanno i sarti e cesellatori quando hanno in mano forbici, aghi, fili, ceselli, tasselli che sanno come maneggiare, mescolare. Ho finito la tavolozz....cià...

http://www.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-2cf3f384-1104-4412-95ee-e7ab201dfeec.html

Spoiler:
Un malinconico americano ottimista di Franco Serpa
Tratto dal libretto di sala dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

«Diversi musicisti non considerano George Gershwin un compositore “serio”. Non vogliono capire che “serio” o no, è un compositore – vale a dire, un uomo che vive dentro la musica ed esprime tutto, “serio” o meno, profondo o superficiale che sia, per mezzo di essa, perché è la sua lingua materna. [...] Non sto parlando in veste di musicologo, né tanto meno in quella di critico, e non mi sento di profetizzare quale posto sarà assegnato a Gershwin dalla storia: se lo si considererà più simile a Johann Strauss o a Debussy, a Offenbach o a Brahms, a Lehár o a Puccini. So però che è un artista e un compositore; ha inventato idee musicali nuove come è nuovo il suo modo di esprimerle». Sono parole di Schönberg, nientemeno! Parole che se conclusero quasi la questione sulla “serietà” di Gershwin compositore, lasciarono aperta quella del vero rapporto fra le melodie vocali di Gershwin e le sue pagine sinfoniche.

Degli artisti della “età del jazz” George Gershwin è probabilmente il più geniale (ed ebbe per colleghi splendidi talenti come Irving Berlin, Jerome Kern e, prima degli altri, Cole Porter) e certamente il più universalmente noto. La straordinaria celebrità egli la deve alle magnifiche canzoni (chi al mondo non conosce Swanee; The Man I love; Oh, Lady, Be Good; Embraceable You ecc.?), ma anche ai suoi brani sinfonici, pochi ma tutti nel repertorio delle grandi orchestre dal momento in cui nacquero. Come molti musicisti del jazz, George Gershwin ebbe uno straordinario talento naturale, e orecchio e istinto erano in lui sopraffini. Certo, le esperienze teatrali a Broadway, lo snobismo dell’alta mondanità (di cui fu un protagonista), i viaggi, gli incontri con gli artisti europei perfezionarono il tono del suo linguaggio e gli dettero una seducente eleganza, ma la sana vitalità e l’energia sentimentale che ancora colpiscono nella sua musica migliore, Gershwin le aveva come dono. Così la sua musica – e direi solo la sua – conquistò felicemente il carattere medio, ma inconfondibilmente personale, tra melodia commerciale, swing americano e modernismo.

Anzi, proprio la sua invenzione del “jazz sinfonico” ha collocato Gershwin in una posizione speciale nel panorama della musica americana del Novecento: sebbene qualcuno (un esempio, Leonard Bernstein, un fervido ammiratore di Gershwin), pur riconoscendo, sì, l’esuberante fantasia delle pagine strumentali di Gershwin, abbia dubitato della loro natura autenticamente sinfonica, per la quale mancherebbero il senso di una compiuta organicità, cioè la capacità costruttiva, e la dinamica interna.

Fa un caso a sé, estraneo alla contrapposizione musica jazz-musica colta, la sorprendente reincarnazione afroamericana dell’opera, o dell’operetta, tradizionale che è Porgy and Bess (1935, comunque la si giudichi, è un’altra bella prova della fertilità creativa di Gershwin). Ma poi oggi che si è consumato il concetto stesso di musica colta, non ha più significato quella contrapposizione, che tanto ha fatto discutere in passato specialmente per l’arte di Gershwin, come si è visto nelle parole di Schönberg. Niente impedisce, però, che Gershwin arrivi a qualcuno di noi più naturale e più incantevole con una sua breve lirica, un Song di pochi minuti, che con una delle effervescenti pagine per grande orchestra.

Alla fama Gershwin arrivò giovanissimo, con un precoce successo, uno di quelli che il fermento sociale americano di allora favoriva e che alimentarono “i sogni americani” di tutto il mondo. Talento d’eccezione generosamente assecondato dalla sorte, egli fu, dunque, il simbolo esemplare di una civiltà in espansione. Il che si sente nelle sue musiche, soprattutto nelle sinfoniche, e addirittura, più che nella contagiosa allegria dell’American in Paris, appunto nel primo e nel terzo tempo del Concerto in fa.

Nato a Brooklyn nel 1898 in una modesta famiglia di ebrei russi (i Gershovitz), intraprendente, cordiale, atletico, a dodici anni si scoprì pianista e in due anni, dopo qualche lezione e un po’ di teoria, si fece assumere come song-plugger (più o meno, uno strimpellatore di canzoni inedite) in uno dei negozi del mitico Tin Pan Alley (28th Street), la strada degli editori di tutta la musica commerciale. Da ragazzo di bottega in due anni diventa compositore di canzoni (nel 1916 guadagna cinque dollari di diritti d’autore), poi pianista in una compagnia di vaudeville, e finalmente nel 1919 è scritturato per le musiche di uno spettacolo a Broadway. Quell’anno il celebre Al Jolson incluse in un suo spettacolo la canzone Swanee, che Gershwin aveva composto qualche mese prima, e fu la gloria. Dai cinque dollari del 1916 nel 1920 i guadagni superarono le migliaia, e Broadway accolse il giovanotto a braccia aperte: da allora Gershwin scrisse le musiche per quattro, cinque spettacoli diversi di Broadway ogni anno. Il suo inesauribile talento melodico, in cui poeticamente convivevano ottimismo, ironia e malinconia, esprimeva a meraviglia i caratteri di una società brillante, metà sentimentale metà cinica, che era di casa con pari naturalezza a New York e a Parigi. Dunque, era un artista arrivato – e molto in alto.

Ma Gershwin conosceva la ricchezza del suo talento (che, del resto, il mondo gli confermava), era ambizioso, a buon diritto, e per lui certo i trionfi di Broadway erano molto, non tutto. Le luci dei grandi spettacoli, anche dei più lussuosi e acclamati, si spengono. E forse, a soli venticinque anni, egli credette (a torto, si direbbe) che per il mondo elegante ed esigente in cui era ormai davvero un privilegiato, e per gli intellettuali europei che compravano i suoi dischi, le bellissime canzoni degli spettacoli erano, alla fine, arte minore. Avrebbero dovuto bastargli la simpatia e l’ammirazione dei maggiori musicisti europei (correvano tanti aneddoti, qualcuno forse anche inventato, sui loro complimenti e sulle battute brillanti) a giustificare quell’arte, che “minore” non era: ma non bastavano. Il giovane genio ambizioso volle diventare un musicista “serio” e creare la musica sinfonica americana, e a ventisei anni (nel 1924) compose la sua prima “sinfonia”, la Rhapsody in Blue, che fu un successo mondiale in un batter d’occhio e che accrebbe le attese. Ma la Rhapsody non era un successo suo del tutto, ché egli, non proprio sicuro nella tecnica strumentale, ne aveva affidato l’orchestrazione a Ferde (Ferdinand) Grofé. La collaborazione non fu tenuta nascosta, ma poi le voci sull’inesperienza sinfonica di Gershwin furono tanto insistenti (anche in tempi benevoli come erano quelli in America, un successo del genere si pagava) da esasperarlo. Sì che già l’anno successivo, nel 1925, compose un vero concerto per pianoforte e orchestra, il Concerto in fa (altro successo immediato, alla Carnegie Hall, direttore l’autorevole Walter Damrosch, al pianoforte l’autore) e fece stampare su una rivista musicale una pagina, tutta di suo pugno, della partitura manoscritta! Era la prova che della prima, vera composizione sinfonica americana l’autore era solo lui. E veramente l’anima di questa partitura piena di vitalità, di movimento, di sorprese, impetuosa e riflessiva, robusta e malinconica, è tutta americana, anzi newyorkese. È una realtà musicale viva e forte, molto personale (l’impianto tematico, armonico e ritmico ha quasi in ogni battuta lo swing del buon jazz, ma non imita nulla), eppure non è del tutto matura, almeno nella costruzione. Nella Rhapsody in Blue, che appunto si intitola “Rapsodia”, dominano l’invenzione libera, i nessi tematici a sorpresa, il gusto dell’improvvisazione. Era questa una felice disposizione creativa, che rischiava però di essere un ostacolo in un progetto formale più solido quale è l’idea tradizionale di concerto solistico in tre tempi, per nuovo e “americano” che fosse: un’idea che Gershwin a suo modo intese realizzare con il Concerto in fa, tentando una mediazione tra l’organizzazione tematica, la relazione dinamica delle parti (qui ben evidente nello spirito dei tre tempi consueti, Allegro, Adagio, Allegro, come vedremo), e una sorvegliata indipendenza, e soprattutto elaborando, come ho detto, lo stile delle musiche di moda.

L’Allegro si avvia con un annuncio dei timpani, un colpo di frusta, un grazioso ritmo di fox-trot che passa dal fagotto a tutta l’orchestra. Sono echi di un music-hall che preparano, e con grande effetto, l’ingresso del protagonista, il pianoforte. Al quale tocca un bel tema sentimentale, che subito ripete in un patetico contrappunto col corno inglese e la viola (un delicato terzetto di voci che tornerà prima della conclusione). Lo “sviluppo” dei temi è molto esteso e forse troppo movimentato nella sovrapposizione dei motivi di ballabili. Il Finale è una lunga perorazione sonora, una vertigine di ritmi, nella quale si perde la saporita immagine della grande città. L’elegante allegria che ascolteremo nell’Americano a Parigi qui manca, non perché manchi Parigi (New York già sarebbe d’avanzo), ma perché la fantasia e l’emozione dello sguardo cedono alle esigenze della costruzione grandiosa. L’Adagio è una delle invenzioni più poetiche di Gershwin. In una malinconica atmosfera serale (corni, clarinetto basso, trombe con sordina) arriva un ragazzo spensierato (il pianoforte), con un motivetto di canzone sulle labbra. Il suo buonumore si espande in tutta l’orchestra per gruppi, si trasforma in un canoro languore, è poi superato e vinto dalla tristezza notturna. La conclusione “solitaria” (pianoforte e legni in pianissimo) sono poche battute di un musicista di classe.

La violenta agitazione dell’ultimo Allegro ripropone la dialettica fra il lirismo individuale (così esplicito nell’Adagio precedente) e le immagini sonore della grande città, che ora occupano la scena con un dinamismo energico e divertito (si noti un brevissimo colloquio tra il pianoforte e lo xilofono). Il finale ottimismo nel confronto tra l’individuo e il mondo, la disposizione positiva verso la realtà sociale e i suoi mutamenti, l’anima democratica e americana, insomma, può essere qualche volta un limite nella musica di Gershwin, la causa di una retorica ingenua (e qui, in questo Concerto, in qualche momento si avverte), ma è soprattutto la ragione della sua originalissima autenticità artistica. Lo riconobbe perfino Schönberg, che certo ottimista non era.

Considerazioni su Gershwin
di Arnold Schönberg


1. In morte di Gershwin George Gershwin apparteneva a quella rara tipologia di musicisti per i quali la musica non è questione di maggiore o minore capacità.
Per lui la musica era come l’aria che respirava, come il cibo che lo nutriva, come la bevanda che lo rinfrescava: la musica gli dava sensazioni e la musica era la sensazione che esprimeva. Un’immediatezza di tal genere è data soltanto ai grandi ed egli era indubbiamente un grande compositore. Quello che ha realizzato non giova soltanto alla musica nazionale americana, ma è anche un contributo alla musica del mondo intero.
In questo senso voglio esprimere il mio più profondo cordoglio per la grave perdita subita dalla musica, ma mi si permetterà di ricordare che ho perduto un amico, una persona amabile a me molto cara.

2. Diversi musicisti non considerano George Gershwin un compositore “serio”. Non vogliono capire che, “serio” o no, è un compositore – vale a dire, un uomo che vive dentro la musica ed esprime tutto, “serio” o meno, profondo o superficiale che sia, per mezzo di essa, perché è la sua lingua materna. Ci sono diversi compositori che si ritengono “seri” (ma io non credo lo siano), perché hanno imparato a mettere assieme un mucchietto di note. Di “serio” hanno soltanto la più totale mancanza di spirito.
Mi pare che questa sia l’unica vera differenza che distingue un compositore da chi non lo è. Un artista è come un melo: quando è giunta stagione comincia a sbocciare e poi a produrre mele. E come un melo non si pone il problema del valore che verrà attribuito ai suoi frutti dagli esperti di mercato, così il vero compositore non si pone il problema se i suoi prodotti piacciano o meno agli esperti delle arti “serie”. Sente che deve esprimere qualcosa e l’esprime: ecco tutto.
Mi sembra che Gershwin sia stato indubbiamente un innovatore. Ciò che ha creato con il ritmo, con l’armonia e la melodia non è esclusivamente un fatto stilistico. È profondamente diverso dal manierismo di molti compositori: un manierismo che si basa su presupposti capziosi, frutto di speculazioni e conclusioni tratte da compositori che assecondano le mode e le tendenze del momento. Uno stile siffatto è un insieme di espedienti messi al servizio di un’ideuzza insignificante, priva di una motivazione, di una sua ragione intrinseca e profonda. Una musica di questo tipo potrebbe esser smembrata e ricomposta in modo diverso: ne risulterebbe un insieme ugualmente privo di consistenza espresso con un altro genere di manierismo. Con la musica di Gershwin non ci si può comportare in questo modo. Le sue melodie non sono il risultato di una combinazione, di un’unione meccanica: sono unitarie e non possono quindi esser smembrate. Melodia, armonia e ritmo non sono saldati insieme, ma colati in un unico stampo. Suppongo che li improvvisasse al pianoforte. Forse solo in un secondo tempo dava loro il tocco finale; forse vi dedicava molto tempo, vi ritornava sopra più volte. Non lo so. L’impressione che se ne ricava è quella di un’improvvisazione, con tutti i pregi e i difetti di un processo creativo di questo tipo. L’effetto che producono è più simile a quello di un’orazione: se la si legge e la si analizza nei suoi dettagli può anche deludere – si perde ciò che ci ha tanto colpiti quando eravamo soggiogati dal fascino personale dell’oratore.
Probabilmente bisogna aggiungervi qualcosa di personale perché possa di nuovo produrre una tale impressione. Ma nell’arte è sempre così – da un’opera si riceve tanto quanto si è disposti a darle.
Non sto parlando in veste di musicologo, né tanto meno in quella di critico, e non mi sento obbligato a profetizzare quale posto sarà assegnato a Gershwin dalla storia: se lo si considererà più simile a Johann Strauss o a Debussy, a Offenbach o a Brahms, a Lehár o a Puccini.
So però che è un artista e un compositore; ha inventato idee musicali nuove, come è nuovo il suo modo di esprimerle.
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Re: SOSTIENE BOLLANI- trasmissione tv, divulgativo musicale cazzara

Messaggio Da mambu il Gio 20 Ott 2011, 23:17

bella Canta sì sì!

franco serpa è tostissimo latinista oltreché wagneriano de fero.
ironicamente lo chiamano "l'ultimo dei grandi tedeschi in Italia" risate
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Re: SOSTIENE BOLLANI- trasmissione tv, divulgativo musicale cazzara

Messaggio Da lepidezza il Ven 21 Ott 2011, 16:25

evviva gegè!

Un giornalista della Rai,Linea notte, in collegamento con il teatro Valle occupato, che ospitava Bollani, dopo essersi congratulato, per il successo di pubblico del programma, lo ha paragonato a D.O.C. di Arbore, aggiungendo però, senza alcuna ironia, che quello di Bollani era più serio.
La risposta di Bollani:"Il programma va bene perchè voi non lo avete capito!" risate
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Re: SOSTIENE BOLLANI- trasmissione tv, divulgativo musicale cazzara

Messaggio Da lepidezza il Ven 21 Ott 2011, 17:10

ospiti dell'ultima puntata della prima edizione del programma:
Riondino( ci ho preso)
Neri Marcorè
Marco Baliani e lo svedese Stian Carstensen virtuoso della fisarmonica.
tema della puntata
La parola che diventa musica, e viceversa: una grande “contaminazione” per chiudere gli appuntamenti con “Sostiene Bollani”.

é scontato gaber no? visto neri come ospite
Riondino canterà Serafino l'uomo sul filo? :neve:
la parola dell'altri diventa musica tua... Shhht!
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Messaggio Da Cantastorie il Ven 21 Ott 2011, 19:48

opppofffarbacco la moseca nella parola e la parola nella moseca un temino facile facile

Non mi hai invitato musicanti..ma tiatranti eh Non zzo bene cosa potrebb essere il legame che tirano fora con Baliani che è un attor-scrittore teatrale a soggetto, tipo Paolini....
mentre per Marcorè mi viene facile il legame teatro-canzone di signorG
con Riondino sono fratelli-gemelli dopo dottorGjembè quindi qualche filo se lo troveranno già sospeso da prima.

Mi disssssssspiace che sia l'ultima puntata minkkkkkkkkkkkk

e ho trovato una delle foto-backstage che sono sul sito-Rai "illustrativo-parlante"...

non vi ricorda quando i bambini gattonano e si incantano davanti ad un gioco "accattivante" (tastierapianoforte)?

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Messaggio Da mambu il Sab 22 Ott 2011, 00:12

a proposito di parola nelaa moseca e moseca nella parola.... mi pare che la cosa si possa ricolegare alla prima puntata e al cabaret tedesco anni '20/30.

ricordo film commedie musicali teteschi di allora con protagonisti attori famosi di cabaret (a memuar ricordo paul Kemp e Willie Fritsch) in cui le parti recitate erano ritmate da musichette canzonette (roba molto ballabile-easy) in sottofondo. Ogni tanto c'era un accenno di intonazione che talvolta scivolava in un canticchiato e poi in un cantato pieno, talaltra ritornava al parlato.... è un po' difficile da spiegare. Non so se questa tecnica ha un nome (Emmaaaaris ). Qualcosa di simile lo fanno nelle commedie musicali americane, nei "verses" più o meno lunghi che introducono di solito le canzoni, ma lì il passaggio dal parlato al cantato è una specie di progressione lineare. E le parti di prosa sono prosa e basta.

L'effetto a me piaceva molto: c'era il sapore irrealistico del verso e del ritmo, ma non la diversità sostanziale del recitativo. Aveva un sapore ironico tutto speciale al mio orecchio italico
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Messaggio Da lepidezza il Sab 22 Ott 2011, 00:35

non ci arrivo mambu metti link con qualche passaggio.. tanto video di quegli anni non hai difficoltà a reperirli no?
io senza il riscontro audiovisivo mi perdo..
o meglio non capisco l'italiano! sudo freddo
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Messaggio Da sophia il Sab 22 Ott 2011, 00:37

domani sera lo guardo che sto in arretrato.
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Messaggio Da lepidezza il Sab 22 Ott 2011, 00:38

che poi ti interrogo sai? :neve:
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Messaggio Da sophia il Sab 22 Ott 2011, 02:02

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Messaggio Da mambu il Sab 22 Ott 2011, 11:53

Non trovo filmati lepi.

Il film esemplare è questo:

http://de.wikipedia.org/wiki/Amphitryon_%E2%80%93_Aus_den_Wolken_kommt_das_Gl%C3%BCck

Di Schuntzel che è quello del primo Viktor und Victoria evvai
era un attore regista che resistette alla prima ondata di arianizzazione, ma dopo qualche anno fuggì pure lui in America, dove si trovò a fare la parte del nazi cattivissimo risate (ricordate lo scienziato di Notorius?)



era stato lo sbirro Tiger Brown nell'Opera da tre soldi di Pabst e mi èpare di ricordarlo anche nelMostro di Dusseldorf di Lang.

poi cerco meglio anche sono clamorosamente OT OFF TOPIC!
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Messaggio Da Cantastorie il Sab 22 Ott 2011, 12:20

il mostr de Dusseldorf è stripitousssus (stigmatissasioni e professiechesautoavvvverano a gogò bah! )...Notoriuss (che non è la hit de SLebon)el bezo piu' longo du ssinemà(Grant-Bergman)con la socera de lei cattivissimissima, altro che quei transfughi nazisten con il loro tungsteno o che azz de mineral era quello della proto-nuclear-bomb). Quando il cinema (ma visto in tv o cine ffffforam che manco esistono ccchiu') mi restava mpresso e me piaseva pure bah!
e per finire lotto-topico
..... i crucchi cmq avevano la "mania" di intrufolare recitativi in poema musical per tradixxxione (il buon Hendel li esportò-mescolò al nostro sistem "opera-buffa-napoletana" agli anglomanni...perchè Hendel migrò e captò, mentre Bach non uscì' mai dalla Turingia. Fine degli appunti de storia moseca crucca....)
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Messaggio Da Cantastorie il Sab 22 Ott 2011, 12:29

Per quelli che se divertono coi numeretti...
Rai3 domenica dalle 23-1 ha ascolti-share alla pari con le altre reti (ammiraglie, sportive, filmarole)....eppoi me parlano de "nicchia-tombale" di musico-mangiofoni ciao

Non so quanto lasceranno i dati di domenica scorsa quindi li foto-catturo per fucciura memoria..
http://www.bilink.it/bilink/mercato/ascoldom.html


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