SOGNI DI CANI RANDAGI - Ricordo di Italo Calvino

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SOGNI DI CANI RANDAGI - Ricordo di Italo Calvino

Messaggio Da mambu il Sab 18 Set 2010, 13:35

Oggi tutti ricordano che è passato un quarto di secolo dalla morte improvvisa di Italo Calvino.

Non so fare un discorso critico su di lui. Forse perché ci sono cresciuto come lettore, l'ho amato, odiato, e in qualche caso snobbato con sussiego; tuttora non l'ho incasellato - per fortuna? - e forse non lo farò mai.

Ma posso dire che mi manca e ci è mancata la sua intelligenza; un'intelligenza laica rara nel mondo intellettuale italiano (e infatti attualmente è forse più ammirato e studiato nel mondo che da noi; qui un libro aperto e stimolante come Lezioni americane è stato tramutato in una serie di formulette).

Se qualcuno vuole dire qualcosa (meglio di me spero) ...

Spoiler:
il titolo l'ho tratto da un brano de I sentieri dei nidi di ragno che da bimbo m'impressionò:

"I sogni dei partigiani sono rari e corti, sogni nati dalle notti di fame, legati alla storia del cibo sempre poco e da dividere in tanti: sogni di pezzi di pane morsicati e poi chiusi in un cassetto. I cani randagi devono fare sogni simili, d'ossa rosicchiate e nascoste sottoterra"

Forse mi resi inconsciamente conto di star leggendo il vaticinio della mia vita. O forse in quel momento scelsi il mio destino e cominciai a lavorare per realizzarlo. Ma questo non c'entra una cippa con Calvino
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Re: SOGNI DI CANI RANDAGI - Ricordo di Italo Calvino

Messaggio Da Gaufre il Sab 18 Set 2010, 16:45

Grazie Mambu per aver ricordato lo scrittore italiano che ho letto e ho amato di più.
Nemmeno io sono in grado di fare un discorso critico su di lui; l'ho scoperto da adolescente, e in quel periodo ho divorato uno dopo l'altro tutti i suoi romanzi. Ancora non sapevo che alcuni dei suoi scritti li avrei sentiti più vicini in seguito, scoprendo la mia - e anche sua - città di adozione, Torino. Mi ritrovai come lui alle prese con il grigio polveroso di quella che era ancora una città industriale, e con delle realtà da me lontane e che ebbi l'occasione di frequentare sporadicamente, come quella del Cottolengo, e che mi imposero più di una riflessione. Calvino mi manca moltissimo. Ogni tanto prendo uno dei suoi libri, lo apro e ne leggo qualche pagina per poter incontrare nuovamente i suoi personaggi poetici, scanzonati, intelligenti, commoventi, ironici, ma soprattutto per poter nuovamente godere della sua insuperabile scrittura.
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Re: SOGNI DI CANI RANDAGI - Ricordo di Italo Calvino

Messaggio Da Lavinia il Sab 18 Set 2010, 16:57

Io non posso dire molto se non che ho letto molti dei suoi libri, perchè alla mia professoressa di italiano piaceva molto e ce li consigliava. L'ho letto volentieri ma non è tra i miei scrittori preferiti, però devo dire che l'ho letto quando avevo 14 anni e poi non più, quindi la mia impressione è un po' "datata" e non l'ho più aggiornata,chissà magari oggi avrei impressioni diverse e sicuramente potrei dire qualcosa di più approfondito al riguardo. Infatti non ricordo moltissimo, avevo trovato un po' pesante la giornata di uno scrutatore, però ripeto è ancora lo sguardo della ragazzina a parlare in questo momento.
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Re: SOGNI DI CANI RANDAGI - Ricordo di Italo Calvino

Messaggio Da fear-of-the-dark il Sab 18 Set 2010, 17:10

che dire...il mio scrittore preferito! Ha scritto tutto quello che penso , lo ha fatto prima che lo pensassi, lo ha scritto come avrei voluto scriverlo se avessi saputo farlo come lui!
'Nzomma non avrete capito una mazza , ma tant'è!
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Re: SOGNI DI CANI RANDAGI - Ricordo di Italo Calvino

Messaggio Da morgan4ever il Sab 18 Set 2010, 17:37

io sono dei suoi posti, si rinnegava come ligure, ma lo era secondo me sino al midollo, le favole che ho raccontato ai miei figli sono state le saghe dei suoi cavalieri disperati, senza speranze e senza futuro creature senza tempo, bellissime evanescenti,uno scrittore e ve lo dico senza retorica che mi ha preso l'anima
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Re: SOGNI DI CANI RANDAGI - Ricordo di Italo Calvino

Messaggio Da Ciprea* il Sab 18 Set 2010, 17:41

Devo dire che lo conosco poco attraverso i suoi scritti, lo conosco piu' ,,,diciamo raccontato dalla tv o dai servizi giornalistici su di lui...
Come e' capitato per la musica, per canzoni o musicisti che conoscevo poco o per nulla, mi date la spinta per andare a " conoscerlo" di piu' attraverso le sue opere.
merci!
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Re: SOGNI DI CANI RANDAGI - Ricordo di Italo Calvino

Messaggio Da mambu il Sab 18 Set 2010, 18:50

fear-of-the-dark ha scritto:che dire...il mio scrittore preferito! Ha scritto tutto quello che penso , lo ha fatto prima che lo pensassi, lo ha scritto come avrei voluto scriverlo se avessi saputo farlo come lui!
'Nzomma non avrete capito una mazza , ma tant'è!

ecco da dove viene quel senso di "già sentito" che mi danno a volte i suoi scritti Certo che ne girano parecchi di questi carognoni che ci rubano le idee trovandole prima

@Morg4: non sapevo che rinnegasse le sue radici liguri; mi pare di ricordare invece grande affetto, anche se nella "calvinista" Torino aveva trovato il suo brodo. Non è che i sanremesi si sono 'ncazzati per le cattiverie ne La speculazione edilizia?


Visto che questo non è un forum strettamente letterario ma centrato più sui media elettronici, vi propongo un po' del Calvino non a stampa.

Oltre all'esperienza di Cantacronache per cui firmò 4 canzoni con musica di Liberovici (ultimamente le porta in giro per l'Italia Alessio Lega e anche Grazia Di Michele ) è per me indimenticabile la sua partecipazione alle Interviste impossibili. Ascoltate la sua voce (e quella di Carmelo bene, mica pupo e il principino ) intervistare Montezuma sette/otto anni prima di Sotto il sole giaguaro

Interviste impossibili. Calvino intervista Montezuma (prima parte)
Montezuma seconda parte
Montezuma terza parte

e la spassosissima intervista all'Uomo di Neanderthal

Interviste impossibili. Calvino intervista l'Uomo di Neanderthal (prima parte)
Seconda parte
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Re: SOGNI DI CANI RANDAGI - Ricordo di Italo Calvino

Messaggio Da floppy il Sab 18 Set 2010, 20:20

mambu ha scritto:
fear-of-the-dark ha scritto:che dire...il mio scrittore preferito! Ha scritto tutto quello che penso , lo ha fatto prima che lo pensassi, lo ha scritto come avrei voluto scriverlo se avessi saputo farlo come lui!
'Nzomma non avrete capito una mazza , ma tant'è!

ecco da dove viene quel senso di "già sentito" che mi danno a volte i suoi scritti Certo che ne girano parecchi di questi carognoni che ci rubano le idee trovandole prima

@Morg4: non sapevo che rinnegasse le sue radici liguri; mi pare di ricordare invece grande affetto, anche se nella "calvinista" Torino aveva trovato il suo brodo. Non è che i sanremesi si sono 'ncazzati per le cattiverie ne La speculazione edilizia?


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sto gustandomi l'intervista a neanderthal!
non l'avevo mai sentita...

grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeee
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Re: SOGNI DI CANI RANDAGI - Ricordo di Italo Calvino

Messaggio Da Waltzing Matilda il Dom 19 Set 2010, 09:18

floppy ha scritto:
mambu ha scritto:
fear-of-the-dark ha scritto:che dire...il mio scrittore preferito! Ha scritto tutto quello che penso , lo ha fatto prima che lo pensassi, lo ha scritto come avrei voluto scriverlo se avessi saputo farlo come lui!
'Nzomma non avrete capito una mazza , ma tant'è!

ecco da dove viene quel senso di "già sentito" che mi danno a volte i suoi scritti Certo che ne girano parecchi di questi carognoni che ci rubano le idee trovandole prima

@Morg4: non sapevo che rinnegasse le sue radici liguri; mi pare di ricordare invece grande affetto, anche se nella "calvinista" Torino aveva trovato il suo brodo. Non è che i sanremesi si sono 'ncazzati per le cattiverie ne La speculazione edilizia?


Visto che questo non è un forum strettamente letterario ma centrato più sui media elettronici, vi propongo un po' del Calvino non a stampa.

Oltre all'esperienza di Cantacronache per cui firmò 4 canzoni con musica di Liberovici (ultimamente le porta in giro per l'Italia Alessio Lega e anche Grazia Di Michele ) è per me indimenticabile la sua partecipazione alle Interviste impossibili. Ascoltate la sua voce (e quella di Carmelo bene, mica pupo e il principino ) intervistare Montezuma sette/otto anni prima di Sotto il sole giaguaro

Interviste impossibili. Calvino intervista Montezuma (prima parte)
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e la spassosissima intervista all'Uomo di Neanderthal

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sto gustandomi l'intervista a neanderthal!
non l'avevo mai sentita...

grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeee
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:grrrrr: anche da parte mia. Calvino ricordo con grande amore Le città invisibili, uno di quei libri magici che ti bastano una vita, ogni volta che lo rileggi è un libro nuovo perchè cambia con te. Un genio.
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Re: SOGNI DI CANI RANDAGI - Ricordo di Italo Calvino

Messaggio Da mambu il Lun 20 Set 2010, 11:23

Le canzonette.

Non mi dilungo su Cantacronache. Penso che abbia ragione chi la ritiene un'esperienza sopravvalutata nella storia della popular music in Italia. Però è anche vero qualche semino lo lasciò, soprattutto per via indiretta tramite il suo figlio bastardo, il Nuovo Canzoniere Italiano.

E anche attraverso alcuni cantautori. Ci sarebbe stata La guerra di Piero e Girotondo senza Vola l'avvoltoio? e tante cose di Paoli, Tenco, Endrigo, senza Canzone triste? magari sì, ma anche se fosse sarebbe la dimostrazione che l'idea di cantare la realtà, la vita (canta-cronache) era nell'aria seppure soffocata dai fior e dai languidi desir allora dominanti nelle canzonette.

Un piccolo sunto dei quattro brani di Calvino di Giorgio Maimone sul sito di Brigate Lolli, in occasione dello spettacolo di Grazia DI Michele
http://www.bielle.org/Recensioni/2005/rece_DiMicheleOmaggiCalvino.htm

Qualche ascolto. Purtroppo non ho trovato nessuna versione di Canzone triste. Riporto il testo, in cui i calvinisti riconosceranno L'avventura di due sposi (1958, in Racconti - Gli amori difficili)
Spoiler:
Erano sposi. Lei s'alzava all'alba
prendeva il tram, correva al suo lavoro.
Lui aveva il turno che finisce all'alba
entrava in letto e lei n'era già fuori.

Soltanto un bacio in fretta posso darti
bere un caffè tenendoti per mano.
Il tuo cappotto è umido di nebbia.
Il nostro letto serba il tuo tepor.

Dopo il lavoro lei faceva spesa
-buio era già - le scale risaliva.
Lui in cucina con la stufa accesa,
fanno da cena e poi già lui partiva.

Soltanto un bacio ...

Mattina e sera i tram degli operai
portano gente dagli sguardi tetri;
fissar la nebbia non si stancan mai
cercando invano il sol,fuori dai vetri.

Soltanto un bacio ...
Piero Buttarelli, Dove vola l'avvoltoio

MCR & Moni Ovadia, Oltre il ponte

Ach.... pure del padrone del mondo non trovo se no un accenno di G. Di Michele

eccovi il testo
Spoiler:
Il padrone del mondo

"Sono io il ciclista che passa per strada al mattino sul presto cantando
mentre voi vi girate nel letto destati al penultimo sonno
quel canto che non fate in tempo a sentirne la fine e si perde
e non siete riusciti a capire se canto per gioia o per rabbia:
io sono il padrone del mondo, ah! il padrone
e basta che alzi una leva e vi spengo la luna.
Ridò fuoco al sole buttandoci dentro il carbone,
so leggere bene le stelle e c'è scritto: la la la la.

Sono io il ciclista che grida correndo alla donna che passa e non guarda:
«Bella bruna!» e le strappa un'occhiata che dura soltanto un secondo.
Ma in quell'attimo è come essa fosse più mia che di tutti voialtri
e continuo la strada inghiottendo aria gelida e canto tossendo:
io sono il padrone del mondo ah! il padrone
e basta che alzi una leva e vi spengo la luna.
Ridò fuoco al sole buttandoci dentro il carbone,
so leggere bene le stelle e c'è scritto: la la la la.

Sono io che disturbo il riposo di voi che tenete in mano i comandi
del potere o magari soltanto vi fate illusione di tenerli
e vi dite: «Ma questa canzone è l'annuncio che non conteremo più niente
od invece è qualcuno che vuol canzonare se stesso cantando?»
Io sono il padrone del mondo ah! il padrone
e basta che alzi una leva e vi spengo la luna.
Ridò fuoco al sole buttandoci dentro il carbone,
so leggere bene le stelle e c'è scritto: la la la la
"
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Re: SOGNI DI CANI RANDAGI - Ricordo di Italo Calvino

Messaggio Da Cantastorie il Lun 20 Set 2010, 12:59

« L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio>
da "le città invisibili"


su Cantacronache ...nserisco sto linke ar volo http://www.editricezona.it/cantacronache.htm

Spoiler:
Cantacronache. I cinquant'anni della canzone ribelle di Giovanni Straniero e Carlo Rovello è la storia del gruppo-movimento fondato a Torino nel 1958 da Michele Luciano Straniero, siciliano d'origine, milanese di nascita, torinese d'adozione, dotto teologo ma anche poeta e autore di canzoni.

Cantacronache mise insieme musicisti, scrittori e artisti di varia natura, tra i quali Italo Calvino, Pier Paolo Pasolini, Franco Fortini, Sergio Liberovici e buona parte dell'intellettualità del tempo: si trattava - sintetizzando il concetto - di recuperare le radici di certa canzone popolare italiana (quella dei cantastorie, per esempio, che sono stati i "mass media" di certi luoghi e certi tempi, quando ancora la trasmissione orale era essenziale, o quella dei canti di lavoro, o dei canti della Resistenza) e trasferirla al presente, facendone veicolo di comunicazione e denuncia per "chi non ha voce": la classe operaia, gli studenti, le donne, gli sfruttati, i diseredati... Sull'onda del "folk revival" nasceva "la canzone politica".

Non ne pozzo scrivere, per conflitto d'interessi e monotematicità, mi chiamo Cantastorie qui ..mica Pizzeefichishow fico
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Re: SOGNI DI CANI RANDAGI - Ricordo di Italo Calvino

Messaggio Da mambu il Lun 20 Set 2010, 13:09

Ci sono conflitti d'interesse maggiori

http://www.editricezona.it/cantastoria.htm

(conflitto mio che ogni tanto lo cito e consiglio, ma non perché è di un amico, giuro. Sia benedetta l'editrice Zona)
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Re: SOGNI DI CANI RANDAGI - Ricordo di Italo Calvino

Messaggio Da Cantastorie il Lun 20 Set 2010, 13:35



e a pprrrrop di tele di ragno, se leggo ancora tre righe del file pdf che c'è in quel link mi viè la sindrome Penelope inversa - quella disfaceva le tele, io invece sò maestra nell'ingarbuglio matasse - e mi vien voglia di riprender matassa del 3d su cantastori-cantautori..ma per il moment nun c'ho o tieeeeeempppppp....uffffff...forum fortunello fiuuuuuuuuuuu sonno
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Re: SOGNI DI CANI RANDAGI - Ricordo di Italo Calvino

Messaggio Da Bess il Mar 21 Set 2010, 01:57

..... Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare la società , ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé ( almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume
corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità , di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.


(da “Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti")



manca eccome triste


in spoiler il testo completo
Spoiler:



Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti


C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti.
Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.
Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perché per la propria morale interna ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito; anzi, benemerito: in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità formale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale. Vero è che in ogni transizione illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che per la morale interna del gruppo era lecito, portava con sè una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene il privato che si trovava a intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro d’aver fatto agire il
proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva senza ipocrisia convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.
Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale alimentato dalle imposte su ogni attività lecita, e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Perché in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta ma neppure a rimetterci di suo
( e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse) la finanza pubblica serviva a integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome del bene comune s’erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse che in altre epoche e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza
d’atto di forza ( così come in certe località all’esazione da parte dello stato s’aggiungeva quella d’organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori pur provando anziché il sollievo della coscienza a posto la sensazione sgradevole d’una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.
Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino a allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altro centro di potere.
Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e d’interessi illeciti come tutti gli altri.
Naturalmente una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche ( e tante altre attività più modeste fino allo scippo in motoretta) s’inserivano come un elemento d’imprevedibilità nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita.
In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che, usando quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge, e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini, illustri e oscuri, si proponevano come l’unica alternativa globale al sistema. Ma il loro vero effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile, confermandone la convinzione d’essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla.
Così tutte le forme d’illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quelnpaese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapevaquale ruolo attribuire: gli onesti.
Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione ( non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre persone.
In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli
a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri); non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre più probabile.
Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare la società , ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di sé ( almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume
corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità , di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.

Tratto da Romanzi e racconti e uscito su La Repubblica il 15 marzo 1980

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Re: SOGNI DI CANI RANDAGI - Ricordo di Italo Calvino

Messaggio Da Waltzing Matilda il Mar 05 Ott 2010, 12:22

Ravenna - Riaffiorano le "Città invisibili"

Le opere di Colleen Corradi Brannigan traducono in arte il capolavoro letterario di Italo Calvino. La mostra sarà allestita dal 2 al 24 ottobre alla Rocca Sforzesca di Bagnara di Romagna

BAGNARA DI ROMAGNA - La fantasia, l’allegoria, il desiderio, l’amore per la città. Il capolavoro di Calvino “Le città invisibili”, rivive attraverso arte, musica e letteratura in un’affascinante mostra, dal 2 ottobre al 24 ottobre, nella Rocca Sforzesca di Bagnara. Nelle sale del Castello verranno esposte le opere dell’artista italo-irlandese Colleen Corradi Brannigan che, con fantasia fiabesca e forte tensione sperimentale, ha espresso tutte le suggestioni che la lettura dell’originale romanzo-mosaico di Calvino da anni ha saputo suggerirle. Agli occhi dei visitatori sfileranno città misteriose rappresentate con tocco magico e onirico, in cui incisioni, disegni, acquerelli, sculture e litografie creano poetiche visioni.

L’esposizione, curata dalla stessa artista e realizzata dall’Assessorato alla Cultura e dalla coop. Il Mosaico, verrà inaugurata sabato 2 ottobre, alle ore 17.

Il mondo fiabesco e un po’ inquietante creato dalle opere nella scenografia della rocca, sarà inoltre, sabato 9 ottobre alle ore 20,30, teatro ideale dello spettacolo di interpretazione musicale di composizioni originali al pianoforte di Daniela Taglioni, che, accompagnata dalla giovane attrice Briana Zaki che reciterà brani tratti dai racconti delle “Città invisibili”, tradurrà anche in musica le splendide descrizioni di Marco Polo al Kublai Kan.

http://www.romagnanoi.it/Cultura/Ravenna/Mostre/articoli/226874/Riaffiorano-le-Citt-invisibili.asp
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Re: SOGNI DI CANI RANDAGI - Ricordo di Italo Calvino

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