[Opera] Brani d'opera cantati

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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da maimeri il Dom 13 Giu 2010, 14:39

devo STUDIARE questo thread
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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Brillianttrees il Dom 13 Giu 2010, 15:04

Bea ha scritto:La stavo mettendo io. Proprio gemelline anche in questo, io e te, eh! ....


Già


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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Brillianttrees il Dom 13 Giu 2010, 15:28

Serse - Georg Friedrich Händel

Ombra mai fu

Frondi tenere e belle
del mio platano amato,
per voi risplenda il fato.
Tuoni, lampi, e procelle
non v'oltraggino mai la cara pace,
né giunga a profanarvi
austro rapace.

Ombra mai fu
di vegetabile
cara ed amabile,
soave più.

Ombra mai fu
di vegetabile
cara ed amabile,
soave più.

Cara ed amabile,
ombra mai fu
di vegetabile
cara ed amabile,
soave più.




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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Brillianttrees il Dom 13 Giu 2010, 15:47

Rinaldo - Georg Friedrich Händel

Libretto

Lascia ch'io pianga
mia cruda sorte,
e che sospiri la libertà!

E che sospiri,
e che sospiri la libertà!

Lascia ch'io pianga
mia cruda sorte,
e che sospiri la libertà!

Il duolo infranga
queste ritorte
de miei martiri
sol per pietà,
de miei martiri
sol per pietà.

Lascia ch'io pianga
mia cruda sorte,
e che sospiri la libertà!

E che sospiri,
e che sospiri la libertà!

Lascia ch'io pianga
mia cruda sorte,
e che sospiri la libertà!



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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Cantastorie il Sab 19 Giu 2010, 13:17

Bizet - Carmen - En vain pour éviter -

Invano, per evitare risposte amare ...

E' la scena in cui Carmen interroga le carte su quel che l'aspetta: se sia amore o morte violenta.
Mischia, mischia le carte...sperando che allungando quel frangente si possa modificare l'esito e insieme per timore di leggere la risposta.
Carmen è l'alter-ego delle donne mansuete-remissive che non si oppongono a scelte altrui su di sè: lei sceglie e ha una sola certezza, pare: esiste solo Adesso, oggi. Non serve vivere oggi Per domani e se devo cmq morire, preferisco vivere secondo la mia maniera, non assecondando alcuno, accontentando alcuno.
Ogni "encore" ...sempre piu' in tono basso e profondo, di pancia diventa un'amplificazione, una conferma e una paura materializzata da quei suoni.



Testo - Francese/Italiano
[20. Trio] [20. Terzetto]

Mercédès Mercedes
Mêlons! Mescoliamo!

Frasquita Frasquita
Mêlons! Mescoliamo!

Mercédès Mercedes
Coupons! Tagliamo!

Frasquita Frasquita
Coupons! Tagliamo!

Mercédès Mercedes
Bien! c’est cela! Va bene così!

Frasquita Frasquita
Bien! c’est cela! Va bene così!

Mercédès Mercedes
Trois cartes ici, ... Tre carte qui, ...

Frasquita Frasquita
Trois cartes ici, ... Tre carte qui, ...

Mercédès Mercedes
Quatre là! Quattro là! ...

Frasquita Frasquita
Quatre là! Quattro là!

Mercédès, Frasquita Mercedes, Frasquita
Et maintenant, parlez, mes belles, Ed ora, parlate, mie belle,
De l’avenir, donnez-nous des nouvelles, ... Dell’avvenire dateci novelle, ...

Mercédès Mercedes
Dites-nous qui nous trahira! Diteci chi ci tradirà!

Frasquita Frasquita
Dites-nous qui nous trahira! Diteci chi ci tradirà!

Mercédès Mercedes
Dites-nous qui nous aimera! Diteci chi ci amerà!

Frasquita Frasquita
Dites-nous qui nous aimera! Diteci chi ci amerà!

Mercédès, Frasquita Mercedes, Frasquita
Parlez, parlez! Parlate, parlate!
Dites-nous qui nous trahira, Diteci chi ci tradirà,
Dites-nous qui nous aimera! Diteci chi ci amerà!

Frasquita Frasquita
Parlez! Parlate!

63

----------------------- Page 49-----------------------

Mercédès Mercedes
Parlez! Parlate!

Frasquita Frasquita
Moi,je vois un jeune amoureux Io vedo un giovane innamorato
Qui m’aime on ne peut davantage. Che mi ama quanto più non si può.

Mercédès Mercedes
Le mien est très riche et très vieux; Il mio è molto ricco e vecchio;
Mais il parle de mariage! Ma parla di matrimonio!

Frasquita (fièrement) Frasquita (fieramente)
Il me campe sur son cheval, Mi mette sul suo cavallo,
Et dans la montagne il m’entraîne! Mi porta sulla montagna!

Mercédès Mercedes
Dans un château presque royal, In un castello quasi regale,
Le mien m’installe en souveraine! Il mio mi istalla sovrana!

Frasquita Frasquita
De l’amour à n’en plus finir, Amore a non finire,
Tous les jours, nouvelles folies! Ogni giorno, nuove follie!

Mercédès Mercedes
De l’or tant que j’en puis tenir, Oro quanto ne posso prendere,
Des diamants, des pierreries! Diamanti, pietre preziose!

Frasquita Frasquita
Le mien devient un chef fameux, Il mio diventa un capo famoso,
Cent hommes marchent à sa suite! Dietro a lui marciano cento uomini!

Mercédès Mercedes
Le mien... en croirai-je mes yeux? Il mio... non credo ai miei occhi!
Oui... Il meurt! Sì... Muore!
(avec joie) (con gioia)
Ah!je suis veuve et j’hérite! Ah! sono vedova ed eredito!

Mercédès, Frasquita Mercedes, Frasquita
Ah! Ah!
Parlez encor, parlez, mes belles etc. Parlate ancora, parlate, mie belle ecc.
(du même) (c. s.)

Mercédès, Frasquita Mercedes, Frasquita
Parlez encor! Parlez encor! Parlate ancora! Parlate ancora!
Dites-nous qui nous trahira, Diteci chi ci tradirà,
Dites-nous qui nous aimera! Diteci chi ci amerà!

Mercédès Mercedes
Fortune! Fortuna!

Frasquita Frasquita
Amour! Amore!

Carmen Carmen
Voyons, que j’essaie à mon tour. Vediamo, ch’io provi a mia volta.
(Carmen tourne les cartes de son côté.) (Carmen a sua volta gira le carte.)
Carreau! Pique! La mort! Quadri! Picche! La morte!
J’ai bien lu... moi d’abord, ensuite lui... o letto bene... prima io, poi lui...
Pour tous les deux, la mort! Per tutti due, la morte!

En vain pour éviter les réponses amères, Invano, per evitare risposte amare,
En vain tu mêleras, Invano le mischierai,
Cela ne sert à rien, les cartes sont sincères Non serve a nulla, le carte sono sincere
Et ne mentiront pas! E non mentiranno!
Dans le livre d’en haut si ta page est heureuse, Se nel libro di lassù la tua pagina è fortunata,

64

----------------------- Page 50-----------------------

Mêle et coupe sans peur; Mischia e taglia senza paura;
La carte sous tes doigts se tournera joyeuse, La carta si volterà con gioia sotto le tue dita,
T’annonçant le bonheur! Annunciandoti la felicità!
Mais si tu dois mourir, si le mot redoutable Ma se devi morire, se la tremenda parola
Est écrit par le sort, È scritta dalla sorte,
Recommence vingt fois, la carte impitoyable Ricomincia venti volte, la carta impietosa
Répétera: la mort! Ripeterà: la morte!
(tournant les cartes) (voltando le carte)
Encor! Encor!Toujours la mort! Ancora!Ancora! Sempre la morte!

Mercédès, Frasquita Mercedes, Frasquita
Parlez encor, parlez, mes belles etc. Parlate ancora, parlate, mie belle ecc.
Parlez encor! Parlez encor! Parlate ancora! Parlate ancora!
Dites-nous qui nous trahira, Diteci chi ci tradirà,
Dites-nous qui nous aimera! Diteci chi ci amerà!

Carmen Carmen
Encor! Le désespoir! Ancora! La disperazione!
La mort! La mort! La morte! La morte!
Encor... la mort! Ancora... la morte!

Mercédès Mercedes
Fortune! Fortuna!

Frasquita Frasquita
Amour! Amore!

Carmen Carmen
Toujours la mort! Sempre la morte!

Mercédès Mercedes
Encor! Ancora!

Mercédès, Frasquita Mercedes, Frasquita
Encor! Ancora!

Mercédès, Frasquita, Carmen Mercedes, Frasquita, Carmen
Encor! encor! Ancora! ancora!
(Rentrent le Dancaïre et le Remendado.) (Rientrano il Dancairo e il Remendado.)
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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Cantastorie il Sab 19 Giu 2010, 13:33

Carmen - Bizet - Je dis (Micaela)

Micaela è il personaggio-opposto a Carmen: diremmo la "brava ragazza da marito", preoccupata per Josè e timorosa di affrontare Carmen che le sembra un "diable" in grado di stravolgere-condizionare-tentare. Come se Carmene e Micaela non avessero nulla in comune, o come se si potesse dividere con un colpo netto devozione-perdizione..

In Carmen accade anche che i ruoli siano pressochè invertiti tra maschile e femminile nella coppia Carmen/Josè: se Carmen è chi ha autonomia di decisione e si comporta quasi come una dark-lady..Josè perde del tutto la stima-fiducia in sè, ritenendo impensabili vite possibili senza Carmen: come chi confonde possesso e amore, tempo presente con promesse futuro.



[22.Air] [22.Aria]

Je dis que rien ne m’épouvante, Dico che nulla mi spaventa,
Je dis, hélas! que je réponds de moi; Dico, ahimè!, che rispondo di me;

68

----------------------- Page 54-----------------------

Mais j’ai beau faire la vaillante, Ma ho un bel fare la coraggiosa,
Au fond du cœur je meurs d’effroi! In fondo al cuore muoio di paura!
Seule en ce lieu sauvage, Sola in questo luogo selvaggio,
Toute seule j’ai peur, Tutta sola ho paura,
Mais j’ai tort d’avoir peur; Ma ho torto di aver paura;
Vous me donnerez du courage, Voi mi darete forza,
Vous me protégerez, Seigneur! Voi mi proteggerete, Signore!
Je vais voir de près cette femme Vado a vedere da vicino quella donna
Dont les artifices maudits Le cui arti maledette
Ont fini par faire un infâme hanno finito col fare un infame
De celui que j’aimais jadis! Dell’uomo che un tempo amavo!
Elle est dangereuse... elle est belle!... È pericolosa... è bella!...
Mais je ne veux pas avoir peur!... Ma non voglio aver paura!...
Je parlerai haut devant elle... Parlerò schietto davanti a lei...
Ah! Seigneur, vous me protégerez! Ah!Voi mi proteggerete, Signore!
Je dis que rien ne m’épouvante etc. Dico che nulla mi spaventa ecc.
Protégez moi! Ô Seigneur! Proteggetemi! O Signore!
Donnez moi du courage! Datemi coraggio!
Protégez moi! Ô Seigneur! Proteggetemi! O Signore!
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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Cantastorie il Sab 19 Giu 2010, 13:43

Carmen Bizet - Près de remparts -

Duetto Carmen/jose'




[10. Séguedille et Duo] [10. Seguidilla e Duetto]

Carmen Carmen
Près des remparts de Séville, Presso i bastioni di Siviglia,
Chez mon ami Lillas Pastia, Dal mio amico Lillas Pastia,
J’irai danser la séguedille Andrò a danzar la seguidilla
Et boire du manzanilla. E a bere manzanilla.
J’irai chez mon ami Lillas Pastia. Andrò dall’amico Lillas Pastia.
Oui, mais toute seule on s’ennuie, Sì, ma da sola ci si annoia,
Et les vrais plaisirs sont à deux; E i veri piaceri sono a due;
Donc, pour me tenir compagnie, Così, per farmi compagnia,
J’emmènerai mon amoureux! Ci porterò il mio amore!
(riant) (ridendo)
Mon amoureux... il est au diable... L’amore mio... è andato al diavolo...
Je l’ai mis à la porte hier! L’ho messo ieri alla porta!
Mon pauvre cœur très consolable, Il mio povero cuore tanto consolabile,
Mon cœur est libre comme l’air! Il mio cuore è libero come l’aria!
J’ai des galants à la douzaine, D’innamorati ne ho a dozzine,
Mais ils ne sont pas à mon gré. Ma non sono quelli che piacciono a me.
Voici la fin de la semaine: Ecco la fine della settimana:
Qui veut m’aimer? je l’aimerai! Chi vuole amarmi? io l’amerò!
Qui veut mon âme? Elle est à prendre! Chi vuole l’anima mia? È lì da prendere!
Vous arrivez au bon moment! Arrivate al momento buono!
Je n’ai guère le temps d’attendre, Non ho il tempo di aspettare,
Car avec mon nouvel amant Poiché con il mio nuovo amante
Près des remparts de Séville, Presso i bastioni di Siviglia,
Chez mon ami Lillas Pastia, Dal mio amico Lillas Pastia,
J’irai danser la séguedille Andrò a danzar la seguidilla
Et boire du manzanilla. E a bere manzanilla.
Oui,j’irai chez mon ami Pastia! Sì, andrò dal mio amico Pastia!

Don José (durement) Don José (con durezza)
Tais-toi! je t’avais dit de ne pas me parler! Taci! ti avevo detto di non parlarmi!

Carmen (simplement) Carmen (semplicemente)
Je ne te parle pas,je chante pour moi-même! Non ti parlo, canto per me sola!
Et je pense! Il n’est pas défendu de penser! E penso! Non è proibito pensare!
Je pense à certain officier qui m’aime Penso a un certo ufficiale che mi ama
Et qu’à mon tour je pourrais bien aimer! E che a mia volta potrei forse amare!

Don José (ému) Don José (commosso)
Carmen! Carmen!

Carmen (avec intention) Carmen (con intenzione)
Mon officier n’est pas un capitaine, Il mio ufficiale non è un capitano,
Pas même un lieutenant, il n’est que E neppure un tenente, è solo brigadiere;
[brigadier;
Mais c’est assez pour une bohémienne Ma per una zingara è abbastanza
Et je daigne m’en contenter! E ho la bontà di accontentarmi!

Don José Don José
Carmen,je suis comme un homme ivre; Carmen, sono come ubriaco;
Si je cède, si je me livre, Se cedo, se mi concedo,
Ta promesse, tu la tiendras, La tua promessa, la manterrai,
Ah! si je t’aime, Carmen, tu m’aimeras! Ah! se ti amo, Carmen, tu mi amerai!

Carmen Carmen
Oui. Sì.


(Don José délie la corde qui attache les mains (Don José scioglie la corda che tiene legate le
de Carmen.) mani di Carmen.)

25

----------------------- Page 22-----------------------

Don José Don José
Chez Lillas Pastia, ... Da Lillas Pastia, ...

Carmen Carmen
Nous danserons... la séguedille ... Noi danzeremo... la seguidilla ...

Don José Don José
Tu le promets! Carmen... Lo prometti! Carmen...

Carmen Carmen
En buvant du manzanilla. Bevendo manzanilla.

Don José Don José
Tu le promets!... Lo prometti!...

Carmen Carmen
Ah! Ah!
Près des remparts de Séville, Presso i bastioni di Siviglia,
Chez mon ami Lillas Pastia, Dal mio amico Lillas Pastia,
Nous danserons la séguedille Noi danzeremo la seguidilla
Et boirons du manzanilla. E berremo manzanilla.
Tra la la la la la la la... Tra la la la la la la là...
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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Cantastorie il Sab 26 Giu 2010, 13:59

Là dove cade .....l'armonia -
Le cadenze all'Opera / strumentali


In generale ..sulle Cadenze in musica ..Click Qui


La cadenza vocale all'Opera

Nell'opera il termine cadenza indica un passaggio melodico, anche esteso e pressoché privo di accompagnamento, utilizzato poco prima della conclusione del brano.

Fino alla fine del XVIII secolo le cadenze delle arie d'opera erano quasi sempre scritte o improvvisate dai cantanti che le eseguivano. In seguito i compositori provvedettero a scrivere le cadenze vocali per esteso, ma i cantanti non smisero di modificarle o riscriverle. È celebre la lunghissima cadenza col flauto nell'aria della pazzia di Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti, forse composta dal soprano Teresa Brambilla e comunque assente nell'originale donizettiano. Nel corso del XX secolo i cantanti d'opera abdicarono quasi del tutto a tale ruolo di compositori aggiunti, ma in cambio si assistette ad un curioso fenomeno di codificazione di ciò che in origine costituiva un momento improvvisativo, o almeno estemporaneo, dell'evento musicale: l'editore Ricordi pubblicò le cadenze (e le variazioni) raccolte ed elaborate dal maestro Luigi Ricci, che i cantanti presero ad usare regolarmente in luogo di quelle - più in stile, oltre che normalmente più belle - delle partiture originali. Solo negli ultimi decenni del secolo la filologia ha cominciato ad aver ragione di questa tradizione.

Per quanto riguarda le cadenze strumentali, nei concerti per strumento solista e orchestra celebre è quella di Johann Sebastian Bach nel suo Concerto Brandeburghese n. 5 nel quale, verso la fine del primo tempo, l'orchestra tacet e il clavicembalo solista esegue un brano virtuosistico; viene considerata il primo esempio di cadenza nei concerti solistici. In Germania viene introdotto in partitura attraverso il termine Kadenz.

In questa accezione, la kadenz si riallaccia al precedente significato armonico in quanto si svolgeva in questi termini:
* l'orchestra si portava sul V grado della tonalità armonizzato con quarta e sesta (accordo di Tonica in 2° rivolto)
* questo era il "segnale d'inizio" della cadenza solistica e del tacet dell'orchestra, la quale, da qui in poi, assiste in silenzio all'improvvisazione del solista
* ultimo segnale era costituito dal trillo su armonia di Dominante, che il solista eseguiva poco prima di cadenzare sull'accordo di Tonica; contemporaneamente l'orchestra riprendeva a suonare e concludeva il brano.
********

La parte finale delle arie era quindi il terreno in cui il cantante - in autonomia dall'autore o appoggiandosi a partiture scrittegli apposta - poteva esprimere il "meglio" della propria capacità tecnico-vocale-espressiva. La cadenza è questo in fondo: un terreno franco, in cui il cantante possa esprimersi nel suo meglio virtuosistico, senza esser ingabbiato nelle note dell'autore.
La parte finale della scena della pazzia di Lucia è un duetto tra Flauto e Voce, nella quale Lucia ormai uscita di senno e prossima alla morte pian piano perde i contatti con la realtà e la logica (il suonoguida), allontanandosene sempre piu': se prima è un dialogo - che riprende il tempo felice della promessa di matrimonio con Edgardo - in seguito, voce-strumento, si conclude con una recisione tra le due parti e Lucia smarrita, senza contatti-puntifermi con la logica-realtà...si fantasmizza piu' che morire in scena.
Se essere savi significa mantenersi in stretto contattocontinuo con cio' che è contingente e reale e l'esser fuori di senno significa distaccarsene per lacerazione e strappi..quel suono è questo. Il testo, come spesso accade non è che un comprimario. Il tutto è nei suoni e nel gioco voce-flauto, in buonaparte NON scritto da Donizetti.




le parole
Il dolce suono mi colpi di sua voce!
Ah, quella voce m'e qui nel cor discesa!
Edgardo! io ti son resa, Edgardo, mio!
fuggita io son de tuoi nemici.
Un gelo me serpeggia nel sen!
trema ogni fibra!
vacilla il pie!
Presso la fonte meco t'assidi al quanto!
Ohime, sorge il tremendo fantasma e ne separa!
Qui ricovriamo, Edgardo, a pie dell'ara.
Sparsa e di rose!
Un armonia celeste, di, non ascolti?
Ah, l'inno suona di nozze!
Il rito per noi s'appresta! Oh, me felice!
Oh gioia che si sente, e non si dice!
Ardon gl'incensi!
Splendon le sacre faci, splendon intorno!
Ecco il ministro!
Porgime la destra!
Oh lieto giorno!
Al fin son tua, al fin sei mia,
a me ti dona un Dio.
Ogni piacer piu grato,
mi fia con te diviso
Del ciel clemente un riso
la vita a noi sara.
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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Waltzing Matilda il Gio 01 Lug 2010, 08:21

qui si apre il mio buon giorno
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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Brillianttrees il Gio 01 Lug 2010, 12:58

L'Orfeo - Favola in musica di Claudio Monteverdi su libretto di Alessandro Striggio.

L'opera è tratta dalla Fabula di Orfeo di Poliziano. Si compone di un prologo ("Prosopoea della musica") e cinque atti. Fu rappresentata per la prima volta il 24 febbraio del 1607 nel palazzo ducale di Mantova. (Fonte: Wikipedia)




Dal mio permesso

Dal mio Permesso amato a voi ne vegno,
incliti eroi, sangue gentil de' regi,
di cui narra la Fama eccelsi pregi,
né giunge al ver perch'è tropp'alto il segno.

Io la Musica son, ch'ai dolci accenti
so far tranquillo ogni turbato core,
et hor di nobil ira, et hor d'amore
posso infiammar le più gelate menti.

Io su cetera d'or cantando soglio
mortal orecchio lusingar talora,
e in questa guisa a l'armonia sonora
de la lira del Ciel più l'alme invoglio.

Quinci a dirvi d'Orfeo desio mi sprona,
d'Orfeo che trasse al suo cantar le fere,
e servo fè l'Inferno a sue preghiere,
gloria immortal di Pindo e d'Elicona.

Or mentre i canti alterno, or lieti, or mesti,
non si mova augellin fra queste piante,
né s'oda in queste rive onda sonante,
et ogni auretta in suo cammin s'arresti.




Vi ricorda, o boschi ombrosi,
de' miei lunghi aspri tormenti,
quando i sassi a' miei lamenti
rispondean, fatti pietosi?

Dite, allor non vi sembrai
più d'ogni altro sconsolato?
Or fortuna ha stil cangiato
ed ha volto in festa i guai.

Vissi già mesto e dolente,
or gioisco e quegli affanni
che sofferti ho per tant'anni
fan più caro il ben presente.

Sol per te, bella Euridice,
benedico il mio tormento,
dopo 'l duol viè più contento,
dopo il mal viè più felice.



O tu ch'innanzi morte a queste rive
temerario te n' vieni, arresta i passi;
solcar quest'onde ad uom mortal non dassi,
né può coi morti albergo aver chi vive.

Che? Vuoi forse nemico al mio signore,
Cerbero trar da le tartaree porte?
O rapir brami sua cara consorte,
d'impudico desir acceso il core?

Pon freno al folle ardir, ch'entr'al mio legno
non accorrò più mai corporea salma,
sì de gli antichi oltraggi ancora ne l'alma
serbo acerba memoria e giusto sdegno.






















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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Cantastorie il Sab 11 Set 2010, 11:38

Falstaff - Verdi


IL FINALE - Tutt'il resto è burla

FALSTAFF
Tutto nel mondo é burla.
L’uom é nato burlone…

TUTTI
Tutto nel mondo é burla.
L’uom é nato burlone,
La fede in cor gli ciurla,
Gli ciurla la ragione.
Tutti gabbati! Irride
L’un l’altro ogni mortal.
Ma ride ben chi ride
La risata final.


In note un commento e breve trama da QUI[/b]
Spoiler:
Falstaff

Libretto di Arrigo Boito

Musica di Giuseppe Verdi (1813-1901)

Prima rappresentazione Milano, Teatro alla Scala, 9 febbraio 1893

di Dario Ascoli



Dopo Macbeth (1847) e Otello (1887), l'ormai ottuagenario Maestro torna a cimentarsi con Shakespeare, scegliendo una commedia, anziché una tragedia: Le allegre comari di Windsor.

La lineare commedia shakespeariana della burla diventerà "Falstaff", dal nome del protagonista, su libretto di Arrigo Boito e sarà l'ultima opera di Giuseppe Verdi, nel 1893.

L'impeto risorgimentalista si è sedato, l' unità d'Italia è acquisita da un quarto di secolo e il romanticismo verdiano, che si era alimentato della linfa antiasburgica e antiborbonica, si scopre ormai privo di argomentazioni.

Qualcuno ha voluto cogliere valenze autobiografiche nella scelta di Verdi di mettere in scena un attempato personaggio oggetto di burle e protagonista di goffi approcci galanti.

Ma l'anziano maestro non ricorda per nulla, nella taglia, il rotondo e rubicondo Sir John Falstaff e tanto meno la morigerata vita del Verdi maturo può paragonarsi alla sfacciata condotta del Sir inglese dell'Osteria della Giarrettiera..

Il compositore di Busseto, se avesse inteso accomiatarsi dalle scene con un lavoro su libretto ispirato a Shakespeare, certo meglio avrebbe attinto da "La Tempesta" e con maggiore aderenza si sarebbe potuto identificare nel "mago" Prospero.

Personalmente preferisco interpretare la scelta come frutto di considerazioni storiche, preferenza che discende anche dal desiderio di non velare di tristezza da epitaffio, un'opera della vivace freschezza come Falstaff.

Verdi sente che il romanticismo risorgimentalista ha ormai assolto il proprio compito e, da uomo attento ai processi e alle dinamiche umane, intuisce che il secolo che sta per iniziare, alla luce degli attriti tra le nazioni europee, ivi comprese quelle di recente costituzione, avviano il corso della storia verso immani conflitti: il musicista dell'identità nazionale e della lotta indipendentista guarda ora ai modelli settecenteschi, illuministi, e si rifugia in essi mentre propone i medesimi, come esempio di un teatro che sappia condurre le vicende ad un rassicurante lieto fine.

Nulla di più efficace del proporre lo scherzo come forza propulsiva delle trame dell'uomo: "tutto nel mondo è burla".

Si racconta, infatti, che Verdi esplicitamente abbia richiesto di mettere in musica "Le allegre comari di Windsor" di William Shakespeare, commedia che egli aveva conosciuto da giovane; quindi il celebre Maestro non ha necessità di sottostare a richieste di impresari o editori, ma può ben concedersi il lusso e il privilegio di scegliere secondo i propri desideri.

Sappiamo, è vero, che nella corrispondenza con Arrigo Boito, il musicista ironizzasse scaramanticamente sulla possibilità che, data l'età e gli acciacchi egli potesse non essere in grado di completare l'opera, ma in ciò ravviseremmo più un rituale superstizioso che una premonizione di morte imminente, la quale, infatti, sopraggiungerà ben otto anni dopo il trionfale successo della prima ed unica opera comica del grande bussetano.

"Caso mai, o per età o per acciacchi o per qualsiasi altro motivo io non potessi finire la musica, voi recuperereste il vostro Falstaff, proprietà che io stesso vi offro per mio ricordo e di cui farete quello che crederete".

Ma per fortuna dei posteri Verdi fu ben in grado di completar l'opera che, sotto la direzione di Edoardo Mascheroni (sui meriti del quale i giudizi sono contrastanti) e col grande baritono Victor Maurel nel ruolo del protagonista, il 9 febbraio del 1893 trionfò alla Scala di Milano.

L'esempio del grande teatro musicale "giocoso" mozartiano, cimarosiano e rossiniano sono ben presenti a Verdi e sembra quasi che egli abbia patito il dover restare fedele all'immagine che il pubblico si era costruita di lui come di cantore di grandi tragedie romantiche implicitamente o dichiaratamente patriottiche.

Le situazioni di gelosie e di "discese" precipitose da finestre sembrano ispirarsi a "Le nozze di Figaro" non meno di quanto Fenton e Nannetta rimandino a Paolino e Carolina de "Il matrimonio segreto"; analogie si ravvisano tra Ford e il Conte d'Almaviva mozartiano.

L'originale di Shakespeare aveva a sua volta un precedente italiano in una novella di Giovanni Fiorentino della raccolta "Il Pecorone" dalla quale il bardo trarrà anche "Il Mercante di Venezia"; Boito attinse anche a "Enrico IV" , ancora del bardo di Stratford.

In Shakespeare si legge "Vorrei che il mondo intero venisse ingannato perchè io sono stato ingannato"; c'è una reciprocità cinica che in Boito e Verdi è molto sfumata; vi è una leggerezza che governa la vicenda ad onta della mole del protagonista.

Libero da missioni ideologiche, Verdi può puntare il dito contro un borghese, un esponente della classe media della provincia inglese dell'epoca elisabettiana; non un potente tirannico né un nobile lascivo, ma un vecchio grottesco e ossessionato dalla propria pinguedine, che, incapace di liberarsi dalla quale, la eleva e feticcio da venerare e a simbolo di agiatezza ("Quando ero paggio del Duca di Norfolk, ero sottile")

Musicalmente Falstaff è un'opera ricca e raffinata, la strumentazione è ottimamente realizzata per consentire al tornito libretto di Boito di risultare intelligibile e godibile; vi ri trovano temi ricorrenti che tuttavia non possono essere definiti leitmotiv (in Verdi sarebbe quasi antinomico) come il ripetersi dello slancio melodico di "Bocca baciata".

L'opera del vecchio John è tra i pochi esempi verdiani in cui non vi sia la morte di alcun personaggio, in cui la passione trionfi senza provocare tragedie, la gelosia non generi vendette cruente.

Celebre il Finale a canone sulla frase "Tutto nel mondo è burla" , un saggio di tecnica compositiva su un testo quanto mai significativo.

Non si tratta di un episodio in stile severo data la linea melodica del soggetto, ma la forma a canone rimanda a quel passato del secolo dei lumi che aveva preparato il XIX secolo del romanticismo e degli aneliti nazionalistici ma che, al tramontare, mostrava scenari che a taluno potevano risultare non rassicuranti, popolati di nascenti legittime rivendicazioni sociali, di affermazioni di diritti, ma anche di attentati e secessionismi.

Breve Trama dell'Opera



ATTO PRIMO

In un 'osteria, Falstaff è intento a preparare due lettere d'amore.
Sopraggiunge Cajus che accusa i servi dell'attempato John (Bardolfo e Pistola) di averlo derubato dopo averlo fatto ubriacare.

Falstaff non replica perché troppo preso dal suo compito: sedurre, con due missive assolutamente identiche, due ricche comari di Windsor: Alice Ford e Meg Page, terminatele ordina a Bardolfo e Pistola di recapitargliele, ma i due si rifiutano perchè ritengono la burla disonorevole.
Falstaff , però ha un concetto diverso dell'onore e risponde ai suoi servi a colpi di scopa; invierà un paggio a recapitare le lettere di seduzione.

Alice, Meg e Quickly si incontrano nel giardino di Ford e, conversando risentite, confrontano le due lettere ricevute.
Tra risate e arrabbiatura le donne passano alle contromisure: Falstaff va punito.


Entrano il dottor Cajus, pretendente di Nannetta, e Fenton, amante segreto di questa; li seguono Bardolfo e Pistola, arrabbiati con Falstaff per il licenziamento e con propositi di vendetta. Falstaff merita di essere sbugiardato rivelando a Ford il piano di seduzione.

Le donne hanno approntato il loro piano: Quickly si recherà da Falstaff per fissargli un appuntamento con Alice e Meg.

ATTO SECONDO

Bardolfo e Pistola sono di nuovo all' Osteria della Giarrettiera e si fingono pentiti con Falstaff per riuscire a farlo imbattere con Ford.
Sopraggiunge Mrs. Quickly recante un messaggio per Sir John: Alice è disposta a riceverlo "dalle due alle tre", sfruttando l'assenza del marito.

Falstaff si vanta delle sue grandi qualità di seduttore.

Uscita Quickly, si fa annunciare un certo signor Fontana, gentiluomo distinto e facoltoso. Si tratta in realtà di Ford, che , allo scopo di accertarsi della fedeltà della consorte, rivela a Falstaff di essere innamorato di una bella dama di nome Alice, ma è disperato perchè ella è fedele al marito.

il Signor Fontana chiede aiuto a Sir John, se quest'ultimo, gran seduttore, riuscirà a vincere le virtù della dama , allora ci sarà speranza anche per lui.
Naturalmente Falstaff abbocca e rivela, pavoneggiandosi, di avere un appuntamento con la signora. Ford, s'infiamma di gelosia e si pone alle calcagna del cavaliere.

Le allegre comari, intanto, preparano accuratamente la burla a casa di Ford.
Falstaff si reca da Alice e da fondo alle sue doti di corteggiatore. ma dopo un po' giunge Ford e comincia a perquisire la casa.
Sir John si fa velo con un paravento e poi, forzando la sua pingue mole, si infila in una cesta del bucato.
Frattanto Nannetta e Fenton raggiungono il paravento e, non visti cominciano ad amoreggiare; ne risultano udibili i sospiri che Ford crede siano della moglie e di Falstaff, i due ragazzi vengono così scoperti.
Le comari, ridendo soddisfatte rovesciano la cesta fuori della finestra

ATTO TERZO

Quickly, la mattina seguente, si reca all'osteria dove Falstaff sta affogando nel vino i propri dolori, e gli consegna un secondo invito di Alice, stavolta sotto la quercia di Herne vestito da cacciatore nero. IN quel luogo si narra si incontrino spiriti e fate.

Falstaff abbocca di nuovo e alla burla assisteranno tutti gli abitanti di Windsor. Nannetta si recherà sul luogo dell'incontro mascherata da Regina delle fate.

Allo scoccare della mezzanotte, Falstaff giunge all'appuntamento e trova Alice ad aspettarlo, ma i sussulti amorosi vengono bruscamente interrotti dal sopraggiungere delle fate.
Tutti iniziano a prendersi gioco di Falstaff che, infine riconosce il l suo servo Bardolfo, mascherato.
La scena evolve in una grande risata, nel mentre Alice presenta alla compagnia festante due coppie di sposi che Ford benedice. Tolte le maschere si trovano uniti in matrimonio il dottor Cajus con Bardolfo e, felici, Fenton con Nannetta.
Il coro "a canone" finale, intona: "Tutto nel mondo è burla".


il Libretto
...in 10 minuti - 1970 - Gobbi/Barbieri


L'onore, ladri!




Quand'ero Paggio e Finale opera - Raimondi/Abbado


Ehi Taverniere ...Raimondi/Abbado




Una paginetta di analisi tecnico-musicale..
http://books.google.it/books?id=OWroucTuInoC&pg=PA558&lpg=PA558&dq=tutto+nel+mondo+%C3%A8+burla&source=bl&ots=WIO79Xb26V&sig=CfkjPWNUhr_-hbdvuKFgJsLLG48&hl=it&ei=XUWLTJ_qFoSLswbO1rzjAQ&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=3&ved=0CBoQ6AEwAjge#v=onepage&q=tutto%20nel%20mondo%20%C3%A8%20burla&f=false

Finale - Tutt'al mondo è burla


Finale in Recital ..
Falstaff: Tutto nel mondo e burla

Gala Verdi (Parma, 2001)

Marcelo Álvarez, José Carreras, José Cura, Daniela Dessì, Plácido Domingo, Barbara Frittoli, Ruggero Raimondi, Mariella Devia, Liciana D’Intino, Leo Nucci, Elisabete Matos y Gloria Scalchi
Dirección: Zubin Mehta,
Orquesta y Coro del Maggio Musicale Fiorentino.




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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Waltzing Matilda il Gio 16 Set 2010, 08:40

ahhhhhh ci sono aggiornamenti e non li avevo vistiii SBAV!
Grazie amore amici
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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Cantastorie il Sab 18 Set 2010, 11:18

Andrea Chenier di Umberto Giordano


Primo Quadro
Un dì all'azzurro spazio


L'azione si svolge nella serra del Castello di Coigny. La rivoluzione francese è ormai alle porte, ma la nobiltà francese continua a vivere un'esistenza spensierata. La contessa di Coigny dà una festa nel suo castello. Il giovane servitore Gerard è intento ad addobare la serra per la festa imminente e rimugina fra sé l'odio per i padroni. Solo un membro della famiglia si salva dal suo odio; la contessina Maddalena, della quale è segretamente innamorato.
Alla festa interviene il poeta Andrea Chénier, che subisce le critiche di Maddalena, la quale gli rimprovera di non scrivere poesie alla moda. Il giovane difende con vigore i suoi ideali contro i costumi corrotti dell'epoca, che stanno portando la società alla rovina. Nel frattempo scongiura Maddalena, la cui giovinezza lo ha colpito, di tenere in maggior conto un sentimento gentile come l'amore, caduto ormai nel disprezzo della società.



Un dì all’azzurro spazio
guardai profondo,
e ai prati colmi di viole,
pioveva loro il sole,
e folgorava d’oro il mondo:
parea la terra un immane tesor,
e a lei serviva di scrigno il firmamento.

Su dalla terra a la mia fronte
veniva una carezza viva, un bacio.
Gridai vinto d’amor:
T’amo tu che mi baci,
divinamente bella, o patria mia!
E volli pien d’amore pregar!
Varcai d’una chiesa la soglia;
là un prete ne le nicchie
dei santi e della Vergine,
accumulava doni -
e al sordo orecchio
un tremulo vegliardo
invan chiedeva pane
e invano stendea la mano!

Varcai degli abituri l’uscio;
un uom vi calunniava
bestemmiando il suolo
che l’erario a pena sazia
e contro a Dio scagliava
e contro agli uomini
le lagrime dei figli.

In cotanta miseria
la patrizia prole che fa?
(a Maddalena)
Sol l’occhio vostro
esprime umanamente qui
un guardo di pietà,
ond’io guardato ho a voi
si come a un angelo.
E dissi: Ecco la bellezza della vita!
Ma, poi, a le vostre parole,
un novello dolor m’ha colto in pieno petto.
O giovinetta bella,
d’un poeta non disprezzate il detto:

Udite! Non conoscete amor,
amor, divino dono, non lo schernir,
del mondo anima e vita è l’Amor!

.......

BBeata gggggiovintù

....................

Quadro finale
Il cortile della prigione. Andrea Chénier, assistito dall'amico Roucher, si appresta a morire e scrive i suoi ultimi versi. Gerard ha tentato di salvarlo ma Robespierre non ha accettato di riceverlo. Aiutata dal pentito Gerard, Maddalena riesce ad ottenere un colloquio con Chénier e a corrompere la guardia. All'alba, quando i soldati vengono a prelevare i condannati, si sostituisce ad una prigioniera, Idia Legrey, donandole il suo lasciapassare. Prende così posto sulla carretta a fianco dell'uomo che ama. I due amanti si avviano sereni incontro alla morte, rapiti nell'estasi del loro amore. In un angolo Gerard piange amare lacrime.

Come un bel dì di maggio

Come un bel dì di maggio
che con bacio di vento
e carezza di raggio, si
spegne in firmamento,
col bacio io d'una rima,
carezza di poesia,
salgo l'estrema cima
dell'esistenza mia.
La sfera che cammina
per ogni umana sorte
ecco già mi avvicina,
all'ora della morte,
e forse pria che
l'ulti'ma mia strofa sia finita,
m'annuncierà il carnefice
la fine della vita.
Sia Strofe, ultima Dea!
ancor dona al tuo poeta
la sfolgorante idea,
la fiamma consueta;
io, a te, mentre tu vivida
a me sgorghi
dal cuore,
darò per rima,
il gelido spiro d'un uom
che muore.

-----
Duetto finale
Vicino a te


Chénier
Vicino a te s'acqueta
l'irrequieta anima mia;
tu sei la meta d'ogni desio,
d'ogni sogno, d'ogni poesia!
(la guarda amorosamente)
Entro al tuo sguardo
l'iridescenza scerno
de li spazi infiniti.
Ti guardo; in questo fiotto verde
di tua larga pupilla erro coll'anima!

Maddalena
Per non lasciarti son qui;
non è un addio!
Vengo a morire con te!
Finì il soffrire!
La morte nell'amarti!
Ah! Chi la parola estrema dalle labbra
raccoglie, è Lui, l'Amor!

Chénier
Tu sei la meta dell'esistenza mia!

Chénier, Maddalena
Il nostro è amore d'anime!

Maddalena
Salvo una madre.
Maddalena all'alba ha nome
per la morte Idia Legray.
(guardando nel cortile)
Vedi? La luce incerta del crepuscolo
giù pe' squallidi androni già lumeggia.
(colle braccia avviluppando stretto a sè Chénier gli si abbandona tutta sul petto)
Abbracciami! Baciami! Amante!

Chénier (baciandola con violenza)
Orgoglio di bellezza!
(la bacia ancora)
Trionfo tu, de l'anima!
Il tuo amor, sublime amante,
è mare, è ciel, luce di sole
e d'astri ...
... È il mondo! È il mondo!

Maddalena
Amante! Amante!

Chénier, Maddalena
La nostra morte è il trionfo dell'amor!

Chénier
Ah benedico, benedico la sorte!

Maddalena
Nell'ora che si muore
eterni diveniamo!

Chénier
Morte!

Maddalena
Infinito!

Maddalena, Chénier
Amore! Amore!

(Il rullo dei tamburi annuncia l'arrivo della carretta.)

Chénier, Maddalena
È la morte!

Chénier
Ella vien col sole!

Maddalena
Ella vien col mattino!

Chénier
Ah, viene come l'aurora!

Maddalena
Col sole che la indora!

Chénier
Ne viene a noi dal cielo,
entro un vel di rose e viole!

Maddalena, Chénier
Amor! Amor! Infinito!
Amor! Amor!

Schmidt
Andrea Chénier!

Chénier
Son io!

Schmidt
Idia Legray!

Maddalena
Son io!

Maddalena, Chénier (salendo sulla carretta)
Viva la morte insiem!



Su "mamma morta2 - Maddalena e sequenza film Philadelfia rimandno al post precedente..

Il richiamo con la trama del terzo atto di Tosca è facile facile, ma a me quanto sopra richiama sempre una scena-film...



@ Matilda - Mi sono data un appuntamento settimanale con questo 3d - tra sab e domenica giro il bussolotto, scelgo un'Opera o qualcosa che mi coinvolge e collaziono-raccolgo.
Un pallino mio è sempre quello di mostrare-trovare collegamenti esterni al "mondo-opera" con altre forme di spettacolo o di letteratura perchè percepisco l'opera non come un mondo morto e chiuso, almeno se è morto e chiuso io ci sto là dentro e non esco
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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Cantastorie il Dom 19 Set 2010, 15:48


Sul tubbb trovai l'intera opra Andrea Chenier - ed. 1961 con Del Monaco - Tebaldi - Protti...

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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da mambu il Dom 19 Set 2010, 17:32

Canta, ti ho gia detto che ti amo?

Non c'entra molto, ma giusto per dare l'idea che il poeta-rivoluzionario non era poi così romantico:

La jeune tarantine (de Idylles Marines) dedicato a Medea
    Pleurez, doux alcyons, ô vous, oiseaux sacrés,
    Oiseaux chers à Thétis, doux alcyons, pleurez.


    Elle a vécu, Myrto, la jeune Tarentine.
    Un vaisseau la portait aux bords de Camarine.
    Là l'hymen, les chansons, les flûtes, lentement,
    Devaient la reconduire au seuil de son amant.
    Une clef vigilante a pour cette journée
    Dans le cèdre enfermé sa robe d'hyménée
    Et l'or dont au festin ses bras seraient parés
    Et pour ses blonds cheveux les parfums préparés.
    Mais, seule sur la proue, invoquant les étoiles,
    Le vent impétueux qui soufflait dans les voiles
    L'enveloppe. Étonnée, et loin des matelots,
    Elle crie, elle tombe, elle est au sein des flots.


    Elle est au sein des flots, la jeune Tarentine.
    Son beau corps a roulé sous la vague marine.
    Thétis, les yeux en pleurs, dans le creux d'un rocher
    Aux monstres dévorants eut soin de la cacher.
    Par ses ordres bientôt les belles Néréides
    L'élèvent au-dessus des demeures humides,
    Le portent au rivage, et dans ce monument
    L'ont, au cap du Zéphir, déposé mollement.
    Puis de loin à grands cris appelant leurs compagnes,
    Et les Nymphes des bois, des sources, des montagnes,
    Toutes frappant leur sein et traînant un long deuil,
    Répétèrent : « hélas ! » autour de son cercueil.


    Hélas ! chez ton amant tu n'es point ramenée.
    Tu n'as point revêtu ta robe d'hyménée.
    L'or autour de tes bras n'a point serré de nœuds.
    Les doux parfums n'ont point coulé sur tes cheveux.


    Trad (circa) in spoiler
    Spoiler:
    Piangete, miti alcioni, o voi, uccelli sacri,
    Uccelli cari a Tetide, miti alcioni, piangete.

    Ha finito la sua vita Mede... Myrto, la giovane tarantina.
    Un vascello la portava alle rive di Camerina.
    Là l'imene, le canzoni, i flauti, lentamente
    Dovevano accompagnarla sulla soglia del suo amante.
    Un'accorto lucchetto ha per questo giorno
    Rinchiuso nel cedro la sua veste d'imeneo
    E l'oro con cui alla festa si sarebbero ornate le sue braccia
    E i profumi già pronti per i suoi biondi capelli.
    Ma, sola sulla prua, mentre invoca le stelle,
    Il vento impetuoso che soffiava nelle vele
    L'avvolge. Spavetata, e lontana dai marinai,
    Grida, cade, è in braccio alle onde.

    E' in braccio alle onde, la giovane tarantina
    Il suo bel corpo viene travolto dai flutti.
    Tetide, gli occhi piangenti, nel cavo di una roccia
    Ai mostri divoratori ebbe cura di nasconderlo.
    E presto per suo ordine le belle Nereidi
    Lo sollevarono sopra le umide dimore,
    Lo portarono a riva, e in questa tomba
    L'hanno, a capo Zefiro, dolcemente deposto.
    Poi, da lontano, a gran voce chiamarono le compagne,
    E le Ninfe dei boschi, delle fonti, dei monti,
    Tutte, battendosi il petto, e sfilando in lungo corteo
    Ripeterono: "Ahimé!" intorno al suo feretro.

    Ahimé! non sei ritornata dal tuo amante.
    Non hai indossato la tua veste d'imeneo.
    L'oro non ha stretto nodi sulle tue braccia.
    I dolci profumi non hanno bagnato i tuoi capelli.
    Molto classico, no? (su metrica e lingua c'è del nuovo, mi dicono....)

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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Cantastorie il Lun 20 Set 2010, 12:55

nu, se me lo avrebbi detto prima penso che mi ricordassi uora timidone

cmq a prop. di Chénier da quel che ricordo le sù poesie hanno impronta spiratrice nei classici greco-latini...robba bucolico-epica-arcadiaca o giu' di là. Il tale idealista era sì rivoluzionario - nel senso di favorevole al mandar al macero ancien regime e monarchia... ma non robesperriano (dittatura-terrore-sommarprocessi e ghigliottine a gògò contro nemici di ceto et oppositorpolitici..insomma, famo fora tutti quelli che non ci guardano con occhi ridenti e volitivi, così non ci pensiamo piu') e nel periodo del terrore fu arrestato-processato-ghigliottinato in quattr e quattr'ott.

A prop. di Puglia e di jeune tarantina, U. Giordano era pugliese anche se mi pare visse mezzavita a Napoli e l'altra su lago maggiore...ma magari come diceva Enzino figlio di Federico lo svevo....gli mancava la magna puglia e piana....eccchiosssapppp sherlock
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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Waltzing Matilda il Mer 22 Set 2010, 14:44

quanto mi piace Tito Gobbi!
Andrea Chenier è la prima volta che lo sento, me lo devo proprio riascoltare, poi con queste voci! grazie Canta bacio
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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Cantastorie il Sab 25 Set 2010, 13:26

Norma - Bellini - Guerra Guerra

Riassunto del 2ndo Atto
Nel tempio d'Irminsul Norma apprende dall'amica Clotilde che il tentativo di Adalgisa è stato vano, e che Pollione ha maturato il folle progetto di rapire la fanciulla. In Norma affiora prepotente il desiderio di vendetta, e chiama a raccolta tutto il suo popolo: è il segnale della guerra. Subito Pollione è fatto prigioniero, reo di aver forzato il recinto delle giovani sacerdotesse. Sarà Norma che dovrà sacrificarlo, ma prima lo deve interrogare, e invita tutti a lasciarla sola con il colpevole. Norma promette salva la vita a Pollione se egli rinuncerà a Adalgisa, ma Pollione rifiuta, invita Norma ad ucciderlo, invocando pietà per Adalgisa. Furente Norma vuole vendetta, e a tutto il popolo nuovamente riunito annuncia un nuovo colpevole, una sacerdotessa che ha infranto i voti: e dopo un attimo di esitazione, non dice il nome di Adalgisa, ma il proprio. Solo ora Pollione si rende conto della nobiltà della donna che ha tradito, e sente di amarla nuovamente. Norma affida i figli al padre Oroveso che, piangente, la perdona, e sale serenamente al rogo insieme a Pollione.

In spoiler trovate il libretto della scena sesta e settima del secondo atto...quelle che ho inserito come audio e audiovideo.
Spoiler:

Atto secondo
Scena sesta

Tempio d'Irminsul. ‑ Ara da un lato.

Norma, indi Clotilde.

Norma

Ei tornerà…Sì, mia fidanza è posta

In Adalgisa: ei tornerà pentito,

Supplichevole, amante. Oh! a tal pensiero

Sparisce il nuvol nero

Che mi premea la fronte, e il sol m'arride,

Come del primo amore ai dì felici.

Clotilde!

(entra Clotilde)
Clotilde

0 Norma!... Uopo è d'ardir.
Norma

Che dici?
Clotilde

Lassa!
Norma

Favella.
Clotilde

Indarno

Parlò Adalgisa, e pianse.

Norma

Ed io fidarmi

Di lei dovea? Di mano uscirmi, e bella

Del suo dolore presentarsi all'empio

Ella tramava.
Clotilde

Ella ritorna al tempio:

Trista, dolente implora

Di profferir suoi voti.
Norma

Ed egli?
Clotilde

Ed egli

Rapirla giura anco all'altar del Nume.
Norma

Troppo il fellon presume.

Lo previen mia vendetta ‑ e qui di sangue...

Sangue romano... scorreran torrenti.

(Corre all'ara, e batte tre volte lo scudo d'Irminsul)

Coro (di dentro)

Squilla il bronzo del Dio!

Atto Secondo Scena settima

Accorrono da varie parti Oroveso, i Druidi, i Bardi e le Ministre. A poco a poco il tempio si riempie d'armati.

Norma si colloca sull'altare,
Tutti

Norma! che fu? Percosso

Lo scudo d'Irminsul, quali alla terra

Decreti intima?
Norma

Guerra

Strage, sterminio.
Tutti

E a noi pur dianzi pace

S'imponea pel tuo labbro!
Norma

Ed ira adesso,

Stragi, furore e morti.

Il cantico di guerra alzate, o forti.

[Coro](37)

Tutti

Guerra, guerra! Le galliche selve

Quante han querce producon guerrier.

Qual sul gregge fameliche belve

Sui Romani van essi a cader.

Sangue, sangue! Le galliche scuri

Fino al tronco bagnate ne son

Sovra i Flutti del Ligeri (38) impuri,

Ei gorgoglia con funebre suon.

Strage, strage, sterminio, vendetta!

Già comincia, si compie, si affretta.

Come biade da falci mietute

Son di Roma le schiere cadute.

Tronchi i vanni, (39) recisi gli artigli,

Abbattuta ecco l'aquila al suol.

A mirar il trionfo dei figli

Ecco il Dio sovra un raggio di sol.(40)

[Recitativo e Duetto]
Oroveso

Né compi il rito, o Norma?

Né la vittima accenni?"
Norma

Ella fia pronta.

Non mai l'altar tremendo

Di vittime mancò. ‑ Ma qual tumulto!
Scena ottava

Clotilde frettolosa e Detti.
Clotilde

Al nostro tempio insulto

Fece un Romano: nalla sacra chiostra

Delle vergini alunne egli fu cólto.
Tutti

Un Romano?
Norma

(Che ascolto?

Se mai foss'egli?)
Tutti

A noi vien tratto.
Norma

(E desso!)

Solo audio - scena settima


Audio.Video - Scene sesta e settima




..........
Visto che il tema aleggia qui in forum ...
A proposito di presagi, oracoli, sacerdotesse, riti....
legame tra passioni private e oracoli-sibille-veggenti ....


Su Norma - OpraGlobal ci tornerò senz'altro...I momenti salienti sono non solo la stracelebre aria "casta diva", ma duetto-terzetto che concludono il primo atto in cui i tre personaggi Norma,Adalgisa,Pollione mostrano intrecci e conflitti che poi saranno sciolti nell'atto finale...

Intanto in spoiler trovate delle considerazioni musical-teatrali che rendono l'idea..


Spoiler:


http://www.operamanager.com/cgi-bin/process.cgi?azione=ricerca&tipo=OP&id=94

L’intreccio diNorma, come abbiamo visto, è tutto giocato sull’alternanza e la compenetrazione di due piani: quello ‘pubblico’, che si manifesta nei momenti rituali e collettivi, e quello privato, in cui agiscono gli affetti personali e si scatena il conflitto delle passioni che coinvolgono Norma, Adalgisa e Pollione. L’avvicendamento dei piani trova perfetta rispondenza nella complessità psicologica e drammatica della protagonista: Norma, la cui statura sovrasta ogni altro personaggio, è di volta in volta sacerdotessa e guida del suo popolo, amante appassionata, madre. I suoi interventi si sottraggono allo schematismo delle forme melodrammatiche coeve: le scene in cui canta Norma vedono sempre la partecipazione di altri personaggi o del coro, o sono inserite in ampi quadri a più sezioni (solo a Pollione è affidata un’aria doppia articolata nel modo tradizionale, con un cantabile, un tempo di mezzo e una cabaletta).

Particolarmente serrata, nell’opera intera, è la successione temporale dei numeri musicali. L’azione, concentrata in un tempo ristretto (secondo i precetti del teatro classico, che esigono unità di tempo) e scandita dalle entrate continue dei personaggi sulla scena, scorre incalzante fino alla catastrofe; l’intento di connettere i momenti musicali rendendo unitario lo scorrere del tempo drammatico è evidente, e finisce per soggiogare le strutture e le forme convenzionali del melodramma dell’epoca. Si spiega così un finale anomalo come quello del primo atto, allorché Pollione entra nell’abitazione di Norma, si interrompe il colloquio della sacerdotessa con Adalgisa, è svelata l’identità dello sconosciuto amante della fanciulla, divampa il conflitto tra i personaggi (è il momento cruciale della vicenda drammatica, quello in cui affiorano i conflitti che condurranno alla catastrofe finale). Contrariamente alle aspettative non ha luogo, in questo punto, alcun concertato statico, non interviene il coro, non vi è stretta finale: il momento è musicalmente realizzato con un terzetto, in una dimensione privata anziché collettiva; il numero, inoltre, si salda direttamente – con un gioco di riminiscenze musicali – al precedente duetto di Norma e Adalgisa.

La ricerca di una continuità temporale è ancora più evidente nel finale del secondo atto. Un unico blocco multisezionale prende l’avvio dalla scena in cui Norma apprende da Clotilde che Pollione intende rapire Adalgisa, include il coro con cui i Galli inneggiano alla guerra e il duetto di Norma e Pollione, per giungere alla grande scena finale in cui la sacerdotessa si avvia al rogo. Nell’articolazione interna di queste sezioni, Bellini non segue le forme convenzionali: fonde tutto in un numero unico, seguendo l’evolversi dei conflitti tra i personaggi fino alla catastrofe finale. Evita, perciò, d’incanalare le espansioni liriche nelle forme del cantabile vero e proprio, con la sua perfetta simmetria e l’arresto del tempo drammatico; alterna invece sezioni diverse per tempo metronomico, accompagnamento orchestrale e caratterizzazione vocale, saldandole l’una all’altra in successione. Il momento finale rientra, a rigore, nel genere del cosiddetto rondò, la grande aria di bravura della prima donna; ma egli non aderisce per molti aspetti alle convenzioni. Il cantabile “Qual cor tradisti, qual cor perdesti”, ad esempio, ha il carattere del concertato statico di un finale primo, o di un concertato a più personaggi con coro, e non della sezione lirica di un’aria solistica; non sfocia, inoltre, in alcuna stretta o cabaletta. E anche il precedente duetto di Norma e Pollione attua una commistione di generi e forme: la sezione lirica “In mia man alfin tu sei” non avvia un duetto canonico, poiché la linea melodica è segmentata tra i due personaggi che la declamano sillabicamente, esprimendo tutta la profonda tensione della situazione, calma e immobile dal punto di vista drammatico. Bellini, in altri termini, aderisce alle esigenze della drammaturgia inglobando le forme tradizionali del melodramma italiano in un grande quadro collettivo, mosso dall’azione e fluidamente ininterrotto, nel quale intervengono – oltre alla protagonista – il coro e gli altri personaggi. L’effetto trascinante di questo finale, con la tensione che si accumula in un lento crescendo ritardando ilclimaxall’infinito, fa di questa pagina una delle più impressionanti e straordinarie dell’intero repertorio melodrammatico ottocentesco. La stessa memorabile intensificazione espressiva interviene nella preghiera di Norma, “Casta diva”, dove l’atmosfera lunare fa da sfondo a un lento crescendo estatico, con un’amplificazione graduale della sonorità orchestrale e un’ascesa melodica fino a un apice lungamente rinviato: espressioni tutte di un romanticismo del quale proprio allora, nell’Italia del melodramma, si iniziavano a cogliere i primi echi.

Della novità dell’opera dovettero rendersi conto, all’epoca, già i primi interpreti. I cantanti arrivarono alla prima rappresentazione stanchi e in condizioni di eccezionale sovreccitazione nervosa, tanto che l’esordio dell’opera, la sera del 26 dicembre 1831, fece registrare un parziale insuccesso. Le cose mutarono nelle sere successive: nel corso di 34 rappresentazioni il pubblico della Scala fu trascinato da un entusiasmo crescente; subito dopo, l’opera iniziò il suo cammino trionfale per tutti i teatri d’Europa, e da allora non è più uscita di repertorio. OggiNormaè considerata a pieno titolo una delle opere fondamentali del melodramma italiano dell’Ottocento.
Fonte: Dizionario dell'Opera Baldini&Castoldi
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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Cantastorie il Sab 02 Ott 2010, 17:10

Aggiungo sempre su Norma ....

Callas - Simionato e Callas-Barbieri:

Oh Rimembranza




NORMA
(Oh! Rimembranza!
Io fui così rapita
Al sol mirarlo in volto!)

ADALGISA
Ma non m'ascolti tu?

NORMA
Segui. T'ascolto.

ADALGISA
Sola, furtiva, al tempio
Io l'aspettai sovente,
Ed ogni dì più fervida
Crebbe la fiamma ardente.

NORMA
(Io stessa arsì così.)

ADALGISA
Vieni, ei dicea, concedi
Ch'io mi ti prostri ai piedi.


NORMA
(Oh, rimembranza!)

ADALGISA
Lascia che l'aura io spiri
NORMA
(Io fui così sedotta!)

ADALGISA
Dei dolci tuoi sospiri,
Del tuo bel crin le anella
Dammi, dammi poter baciar.

NORMA
(Oh, cari accenti!
Così li profferia,
Così trovava del mio cor la via!)

ADALGISA
Dolci qual arpa armonica
M'eran le sue parole,
Negli occhi suoi sorridere
Vedea più bello un sole.

NORMA
(L'incanto suo fu il mio!)
ADALGISA
Io fui perduta e il sono!

NORMA
Ah! Tergi il pianto!

ADALGISA
D'uopo ho del tuo perdono!

NORMA
Avrò pietade!

ADALGISA
Deh! Tu mi reggi e guida!

NORMA
Ah! Tergi il pianto!

ADALGISA
Me rassicura, o sgrida,
Salvami da me stessa,
Salvami, salvami dal mio cor!

NORMA
Ah! Tergi il pianto!
Te non lega eterno nodo,
Eterno nodo all'ara.

ADALGISA
Ah! Ripeti, o ciel,
Ripeti si lusinghieri accenti!

NORMA
Ah! Sì, fa core e abbracciami.
Perdono e ti compiango.
Dai voti tuoi ti libero,
I tuoi legami io frango.
Al caro oggetto unita
Vivrai felice ancor.

ADALGISA
Ripeti, o ciel,
Ripetimi si lusinghieri accenti!
Per te, per te, s'acquetano
I lunghi miei tormenti.
Tu rendi a me la vita,
Se non è colpa amor.

NORMA
Ma di': l'amato giovane
Quale fra noi si noma?

ADALGISA
Culla non ebbe in Gallia:
Roma gli è patria.

NORMA
Roma? Ed è? Prosegui !

Trio
Norma - Adalgisa - Pollione



Scena IX

ADALGISA
Il mira.
NORMA
Ei! Pollion!

ADALGISA
Qual ira!

NORMA
Costui, costui dicesti?
Ben io compresi?

ADALGISA
Ah! Sì.

POLLIONE
(inoltrandosi ad Adalgisa)
Misera te! Che festi?

ADALGISA
(smarrita)
Io?

NORMA
(a Pollione)
Tremi tu? E per chi?
E per chi tu tremi?
(Alcuni momenti di silenzio. Pollione è confuso,
Adalgisa tremante e Norma fremente.)
Oh, non tremare, o perfido,
Ah, non tremar per lei!
Essa non è colpevole,
Il malfattor tu sei!
Trema per te, fellon,
Pei figli tuoi,
Trema per me, fellon!

ADALGISA
(tremante)
Che ascolto? Ah! Deh parla!
Taci? T'arrestri! Ohimè!
(Si copre il volto colle mani; Norma l'afferra per un braccio,
e la costringe a mirar Pollione.)

NORMA
Oh! Di qual sei tu vittima
Crudo e funesto inganno!
Pria che costui conoscere
T'era il morir men danno!
Fonte d'eterne lagrime
Egli a te pur dischiuse
Come il mio cor deluse,
L'empio il tuo core tradì!

POLLIONE
Norma! De' tuoi rimproveri
Segno non farmi adesso!
Deh! A quest afflitta vergine
Sia respirar concesso!

ADALGISA
Oh, qual mistero orrible!
Trema il mio cor di chiedere,
Trema d'udire il vero!
Tutta comprendo, o misera,
Tutta la mia sventura,
Essa non ha misura,
S'ei m'ingannò così!

POLLIONE
Copra a quell'alma ingenua,
Copra nostr'onte un velo!

NORMA
Empio e tant'osi?

POLLIONE
Giudichi solo il cielo
Quali più di noi fallì!

NORMA
Perfido!

POLLIONE
(per allontanarsi)
Or basti.

NORMA
Fermati!

POLLIONE
(afferra Adalgisa)
Vieni.

ADALGISA
(dividendosi da lui)
Mi lascia, scostati!
Sposo sei tu infedele!

POLLIONE
Qual io mi fossi obblio.

ADALGISA
Mi lascia, scostati!

POLLIONE
(con tutto il fuoco)
L'amante tuo son io!

ADALGISA
Va, traditor!

POLLIONE
È mio destino amarti,
Destino costei lasciar!

NORMA
(reprimendo il furore)
Ebben! lo compi,
Lo compi e parti!
(ad Adalgisa)
Seguilo.

ADALGISA
(supplichevole)
Ah! No, giammai, ah, no.
Ah, pria spirar!

NORMA
(fissa Pollione sino che prorompe)
Vanne, sì, mi lascia, indegno,
Figli obblia, promesse, onore!
Maledetto dal mio sdegno
Non godrai d'un empio amore!

ADALGISA E POLLIONE
Ah!

POLLIONE
Fremi pure, e angoscia eterna
Pur m'imprechi il tuo furore!

NORMA
Te sull'onde e te sui venti
Seguiranno mie furie ardenti!
Mia vendetta e notte e giorno
Ruggirà intorno a te!

POLLIONE
(disperatamente)
Fremi pure, e angoscia eterna
Pur m'imprechi il tuo furore!
Quest'amor che mi governa
È di te, di me maggiore!

ADALGISA
(supplichevole)
Ah! Non fia ch'io costi
Al tuo core si rio dolore!

POLLIONE
Dio non v'ha che mali inventi
De' miei mali, ah, più cocenti!
Maledetto io fui quel giorno
Che il destin m'offerse a te.
Maledetto io fui per te!

ADALGISA
Ah! Non fia ch'io costi
Al tuo core si rio dolore!

NORMA
Parti!

ADALGISA
Ah, sian frapposti e mari e monti
Fra me sempre e il traditore!

NORMA
Indegno!

ADALGISA
Ah! Non fia ch'io costi
Al tuo core si rio dolore!

POLLIONE
Fremi pure!

NORMA
Te sull'onde e te sui venti
Seguiranno mie furie ardenti!

POLLIONE
Dio non v'ha che mali inventi
De' miei mali, ah, più cocenti!

ADALGISA
Soffocar saprò i lamenti,
Divorare i miei tormenti;
Morirò perchè ritorno
Faccia il crudo ai figli, a te!

NORMA
Maledetto dal mio sdegno
Non godrai d'un empio amore!

POLLIONE
Dio non v'ha che mali inventi
De' miei mali, ah, più cocenti!
(Squillano i sacri bronzi del tempio. Norma è chiamata ai riti.)

CORO
(di dentro)
Norma, Norma all'ara!
In tuon feroce
D'Irminsul tuonò la voce,
Norma al sacro altar!

NORMA
Ah! Suon di morte!
Ah, va, per te qui pronta ell'è!

ADALGISA
Ah! Suon di morte s'intima a te,
Va, per te qui pronta ell'è,
Ah, fuggi!

POLLIONE
Ah! Qual suon!
Sì, la sprezzo, sì, ma prima
Mi cadrà il tuo Nume al piè!
(Norma respinge d'un braccio Pollione, e gli accenna di uscire.
Pollione si allontana furente.)

.................................
Mira o Norma



ADALGISA
Mira, o Norma, a’ tuoi ginocchi
questi cari tuoi pargoletti!
Ah! Pietade di lor ti tocchi,
se non hai di te pietà!

NORMA
Ah! Perchè, perchè la mia costanza
voi scemar con molli affetti?
Più lusinghe, ah, più speranza
pesso a morte un cor non ha!

ADALGISA
Mira questi cari pargoletti,
questi cari, ah, li vedi, ah!
Mira, o Norma, a’ tuoi ginocchi, etc.

NORMA
Ah! Perchè, perchè la mia costanza, etc.


ADALGISA
Cedi! Deh, cedi!

NORMA
Ah! Lasciami! Ei t’ama.

ADALGISA
Ei già sen pente.

NORMA
E tu?

ADALGISA
L’amai. Quest’anima
Sol l’amistade or sente.

NORMA
O giovinetta! E vuoi?

ADALGISA
Renderti i dritti tuoi,
O teco al cielo agli uomini
Giuro celarmi ognor.

NORMA
Sì. Hai vinto. Abbracciami.
Trovo un’amica amor.

NORMA ED ADALGISA
Sì, fino all’ore estreme
compagna tua m’avrai.
Per ricovrarci insieme
Ampia è la terra assai.
Teco del fato all’onte
Ferma opporrò la fronte,
Finchè il tuo core a battere
Io senta sul mio cor, sì.


La prox settimana, niente morti e tristess...ho in testa Monsieur Rossini chissà
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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Cantastorie il Sab 09 Ott 2010, 11:51

Lo so, ho scritto che avevo in mente qualcosa su Gioacchino...ma non ho ancora "chiuso" quel cap...

quindi per oggi faccio una virata a 450 gradi e....vi regalo tutt'altra atmosfera e piano musical-messinscenico..



Richard Wagner - L'oro del reno - valchirie - finale 1mo atto


TRAMA E NOTIZIE VARIE WIKI

http://it.wikipedia.org/wiki/La_Valchiria
La prima scena mostra il fuggiasco Siegmund che trova rifugio in un'abitazione. Sieglinde lo accoglie mentre suo marito Hunding è assente. Egli le spiega come, affrontato da molti nemici, sia stato costretto alla fuga e spinto da una tempesta a cercare rifugio presso di lei. Ma sa che una maledizione grava su di lui e si prepara a ripartire; ella però gli chiede di restare: è infatti attesa a sua volta da un oscuro destino. Ciò altro non è che la conseguenza della loro origine divina: i due sono fratelli, figli di Wotan e di una donna con la quale egli si è unito (nella speranza di generare l'eroe senza paura in grado di riconquistare il tesoro dei Nibelunghi) e, come tali, legati a lui.
Mentre la scena si chiude, i due si guardano con crescente passione.

Ritorna Hunding; sorpreso e sospettoso nei confronti di Siegmund per la di lui somiglianza con Sieglinde, lo invita con decisione a rivelare il suo nome; Siegmund mente affermando di chiamarsi Wehwalt (figlio del lupo). Racconta poi la sua storia e, per ultimo, di come la sua lotta per una donna costretta a sposarsi contro i propri sentimenti avesse causato una strage. Hunding riconosce così Siegmund come un nemico della sua tribù e, trattenuto dai doveri d'ospitalità dall'attaccarlo immediatamente, lo sfida comunque a un duello che avrà luogo l'indomani mattina.

Sieglinde, che è favorevole a Siegmund, ha addormentato Hunding con delle droghe e, negli ultimi bagliori del fuoco che si spegne, mostra al fratello (che è giunto alla casa senz'armi) il luogo ove nel giorno del suo matrimonio uno straniero ha conficcato una spada che, da allora, nessuno è riuscito a estrarre. Ella è convinta che Siegmund sia in grado di farlo e di liberarla dall'uomo che non ama. Improvvisamente la luce della luna illumina la scena: i due riconoscono l'uno nell'altro il volto del padre. Ella comprende di trovarsi davanti al fratello da cui era stata separata quand'era bambina. Egli estrae dal tronco di frassino la spada e le dà nome Nothung. A quel punto i due confessano l'un l'altra il proprio amore.



Messa in scena a Bayreuth per il festival Wagneriano 2010 - dirige C. Thielemann




LIBRETTO -

Valchirie

1mo Atto - Scena Terza - finale
http://www.rwagner.net/libretti/walkure/i-walk-a1s3.html


https://www.youtube.com/watch?v=FjcGWCbU6zE&feature=related

l'oro del reno - valchirie - finale 1mo atto
bayeroith - thielemann

LIBRETTO - traduzione in Italiano

Valchirie

1mo Atto - Scena Terza - finale

http://www.rwagner.net/libretti/walkure/i-walk-a1s3.html (doppio libretto tedesco-italiano)


(La porta rimane spalancata; fuori è stupenda notte di primavera;
la luna piena illumina l'interno e getta la sua chiara luce sulla coppia,
che si può così scorgere in piena limpidezza)



SIEGMUND

(in lieve incantamento)

Nessuno è uscito...
pure alcuno è entrato:
vedi, la primavera
sorride entro la sala!

(Siegmund trae con dolce violenza
Sieglinde a sé sul giaciglio,
così che ella viene a
sedersi vicino a lui. -
Crescente chiarore di luna)

Cedono le bufere invernali
alla voluttuosa luna,...
in mite luce
luce il nuovo tempo;...
su tiepide aure,
teneramente e gratamente,
meraviglie tessendo
egli si culla;
per foreste e per campi
spira il suo respiro;
ampio, aperto
ride il suo occhio:...
del canto di uccelli gioiosi
dolce esso risuona,
soavi profumi
esso esala:
dal suo caldo sangue fioriscono
fiori di voluttà,
germi e virgulti
dalla sua forza sorgono.
Con grazia di armi graziose
costringe egli il mondo;
inverno e bufera cedono
all'impetuoso assalto:...
ben dovette ai suoi coraggiosi colpi
cedere anche la porta crudele,
la insolente e rigida, che
noi... da lui separava...
Alla sua sorella
egli incontro si slanciava;
Passione allettò il tempo nuovo:
nel nostro petto
profonda ella si celava;
serena sorride ora alla luce.
La fidanzata sorella
liberò il fratello;
spezzato giace
quel che mai li separava;
giubilante si saluta
la giovane coppia:
congiunti sono passione e nuovo tempo!


SIEGLINDE

Il tempo nuovo tu sei,
verso il quale anelai,
nel gelido tempo d'inverno.
Te salutò il mio cuore
con sacro brivido,
quando primamente mi fiorì il tuo sguardo.
Straniero mondo solo e sempre io vedeva,
né m'era amico il vicino a me;
come se mai l'avessi conosciuto
era, quel che tuttavia a me veniva.
Ma te io conobbi
limpido, luminoso:
appena il mio occhio ti vide,
mio possesso fosti;
quel che nel mio seno ascondevo,
quel ch'io sono,
luminoso come il giorno
mi sorse,
come sonante ritmo
percosse il mio orecchio,
quando, in gelido solitario esilio,
primamente scorsi l'amico.

(Ella s'appende estasiata al suo collo,
e così stretta lo guarda in viso)


SIEGMUND

(con trasporto)

O dolcissima gioia!
O gioiosissima donna!


SIEGLINDE

(occhi negli occhi)

Oh lasciami vicina
verso te inclinare,
che chiara io scorga
l'augusta luce
che a te dallo sguardo,
e dal viso esulta
e così dolce a me i sensi costringe.


SIEGMUND


Nella luna primaverile
tu limpida luci;
maestosa ti cinge
l'onda dei capelli:
quel che m'inebria,
facilmente ora indovino...
poiché di piacere si pasce il mio sguardo.
SIEGLINDE

(gli ritrae i riccioli dalla fronte
e lo contempla stupita)

Come a te la fronte
sta aperta,
e delle vene la trama
sulle tempie s'intesse!
Dalla voluttà io tremo
che m'inebria!...
Meraviglia mi vuol ricordare:
te che oggi per la prima volta ho visto,
già vide il mio sguardo.


SIEGMUND

Un sogno d'amore
me pure ricorda:
in ardente anelito
già io ti vidi!



SIEGLINDE

Nel ruscello io scorsi
la mia propria immagine...
ed ora nuovamente la scorgo:
come un giorno ella emerse dallo stagno,
così tu oggi l'immagine mia rimandi!


SIEGMUND

Tu sei l'immagine
che in me nascondevo.

SIEGLINDE

(distogliendo rapida lo sguardo)

Oh taci! lasciami
la voce ascoltare:
mi sembra, il suo suono
avere udito bambina...

(esaltandosi)

Ma no! or ora l'ho udita,
quando il suono della mia voce
mi riecheggiò la foresta!


SIEGMUND

O amorosissimi suoni,
cui io ascolto!


SIEGLINDE

(spiando nuovamente nei suoi occhi)

Del tuo occhio il baleno
balenò già a me:
così il vecchio guardava
su di me, salutando,
quando donò conforto alla dolente.
Allo sguardo
lo riconobbe sua figlia...
già stavo per chiamarlo per nome!

(interrompendosi, quindi
proseguendo sommessa)

Wehwalt veramente ti nomini?


SIEGMUND

Non così mi nomino,
da che tu m'ami:
della più nobile dolcezza dominatore ora io sono!


SIEGLINDE

E Friedmund non puoi tu
felice nominarti?

SIEGMUND

Nominami tu,
come tu ami, ch'io mi nomini:
il nome io prendo da te!


SIEGLINDE

Pure Wolfe tu chiamasti il padre?

SIEGMUND

Un lupo egli fu alle volpi vili!
Ma colui, al quale così superbo
l'occhio raggiava,
come, o stupenda, a te nobile raggia,
egli era:... Wälse chiamato.



SIEGLINDE
(fuori di sé)

Se Wälse fu tuo padre,
e un wälside tu sei,
per te egli infisse
la sua spada nel fusto...
lascia, dunque, ch'io ti nomini,
com'io t'amo:
Siegmund...
così io ti nomino!



SIEGMUND
(balzando verso il tronco
ed afferrando l'elsa della spada)

Siegmund mi nomino
e Siegmund io sono!
Lo provi la spada
che senza timore impugno!
Wälse mi promise
che in prova suprema
l'avrei un giorno trovata:
ecco io l'afferro!
D'un sacro amore
suprema angoscia,
d'un bramoso amore
consumante angoscia,
chiara m'arde nel petto,
mi spinge ad agire ed a morire.
Notung! Notung!
così, o spada, io ti nomino...
Notung! Notung!
Lama invidiabile!
Della tua finezza mostra
il tagliente filo:
fuori del fodero a me!...

(Con poderoso sforzo
estrae la spada dal tronco
e la mostra a Sieglinde
presa dallo stupore e dall'entusiasmo)

Siegmund, il wälside,
tu vedi, o donna!
Dono nuziale
questo brando ti porta:
così egli sposa conquista
lo dolcissima donna;
alla nemica dimora
così egli t'invola.
Lontano di qui
ora seguimi,
via, della primavera
nella ridente dimora:
colà ti proteggerà Notung, la spada,
se Siegmund per amor tuo soccomberà!

(Egli l'ha abbracciata
per trascinarla fuori con sé)

SIEGLINDE

(si scioglie da lui,
al colmo dell'ebrezza,
e gli si pone innanzi)

Se tu sei Siegmund,
ch'io qui vedo...
Sieglinde io sono
che t'ha sospirato:
la sorella tua schietta
in uno hai conquistato con la spada!


SIEGMUND

Sposa e sorella
sei tu al fratello...
così dunque fiorisca il sangue dei Wälsidi!

(La trae a sé con furente ardore; ella cade con uno strido al suo petto. - La tela cala rapidamente)


http://www.rwagner.net/libretti/walkure/i-walk-a1s3.html
(doppio libretto tedesco-italiano in spoiler)

Spoiler:
Valchirie

(Die Tür bleibt weit geöffnet: aussen herrliche Frühlingsnacht; der Vollmond leuchtet herein und wirft sein helles Licht auf das Paar, das so sich plötzlich in voller Deutlichkeit wahrnehmen kann) (La porta rimane spalancata; fuori è stupenda notte di primavera; la luna piena illumina l'interno e getta la sua chiara luce sulla coppia, che si può così scorgere in piena limpidezza)
SIEGMUND
(in leiser Entzückung)

Keiner ging -
doch einer kam:
siehe, der Lenz
lacht in den Saal!

(Siegmund zieht Sieglinde mit
sanfter Gewalt zu sich auf das
Lager, so dass sie neben ihm
zu sitzen kommt. Wachsende
Helligkeit des Mondscheines)

Winterstürme wichen
dem Wonnemond, -
in mildem Lichte
leuchtet der Lenz; -
auf linden Lüften
leicht und lieblich,
Wunder webend
er sich wiegt;
durch Wald und Auen
weht sein Atem,
weit geöffnet
lacht sein Aug': -
aus sel'ger Vöglein Sange
süss er tönt,
holde Düfte
haucht er aus;
seinem warmen Blut entblühen
wonnige Blumen,
Keim und Spross
entspringt seiner Kraft.
Mit zarter Waffen Zier
bezwingt er die Welt;
Winter und Sturm wichen
der starken Wehr: -
wohl musste den tapfern Streichen
die strenge Türe auch weichen,
die trotzig und starr
uns - trennte von ihm. -
Zu seiner Schwester
schwang er sich her;
die Liebe lockte den Lenz:
in unsrem Busen
barg sie sich tief;
nun lacht sie selig dem Licht.
Die bräutliche Schwester
befreite der Bruder;
zertrümmert liegt,
was je sie getrennt:
jauchzend grüsst sich
das junge Paar:
vereint sind Liebe und Lenz!













Musica SIEGMUND
(in lieve incantamento)

Nessuno è uscito...
pure alcuno è entrato:
vedi, la primavera
sorride entro la sala!

(Siegmund trae con dolce violenza
Sieglinde a sé sul giaciglio,
così che ella viene a
sedersi vicino a lui. -
Crescente chiarore di luna)

Cedono le bufere invernali
alla voluttuosa luna,...
in mite luce
luce il nuovo tempo;...
su tiepide aure,
teneramente e gratamente,
meraviglie tessendo
egli si culla;
per foreste e per campi
spira il suo respiro;
ampio, aperto
ride il suo occhio:...
del canto di uccelli gioiosi
dolce esso risuona,
soavi profumi
esso esala:
dal suo caldo sangue fioriscono
fiori di voluttà,
germi e virgulti
dalla sua forza sorgono.
Con grazia di armi graziose
costringe egli il mondo;
inverno e bufera cedono
all'impetuoso assalto:...
ben dovette ai suoi coraggiosi colpi
cedere anche la porta crudele,
la insolente e rigida, che
noi... da lui separava...
Alla sua sorella
egli incontro si slanciava;
Passione allettò il tempo nuovo:
nel nostro petto
profonda ella si celava;
serena sorride ora alla luce.
La fidanzata sorella
liberò il fratello;
spezzato giace
quel che mai li separava;
giubilante si saluta
la giovane coppia:
congiunti sono passione e nuovo tempo!
SIEGLINDE

Du bist der Lenz,
nach dem ich verlangte
in frostigen Winters Frist.
Dich grüsste mein Herz
mit heiligem Grau'n,
als dein Blick zuerst mir erblühte.
Fremdes nur sah ich von je,
freudlos war mir das Nahe.
Als hätt' ich nie es gekannt,
war, was immer mir kam.
Doch dich kannt' ich
deutlich und klar:
als mein Auge dich sah,
warst du mein Eigen;
was im Busen ich barg,
was ich bin,
hell wie der Tag
taucht' es mir auf,
o wie tönender Schall
schlug's an mein Ohr,
als in frostig öder Fremde
zuerst ich den Freund ersah.

(Sie hängt sich entzückt an seinen
Hals und blickt ihm nahe ins Gesicht) SIEGLINDE

Il tempo nuovo tu sei,
verso il quale anelai,
nel gelido tempo d'inverno.
Te salutò il mio cuore
con sacro brivido,
quando primamente mi fiorì il tuo sguardo.
Straniero mondo solo e sempre io vedeva,
né m'era amico il vicino a me;
come se mai l'avessi conosciuto
era, quel che tuttavia a me veniva.
Ma te io conobbi
limpido, luminoso:
appena il mio occhio ti vide,
mio possesso fosti;
quel che nel mio seno ascondevo,
quel ch'io sono,
luminoso come il giorno
mi sorse,
come sonante ritmo
percosse il mio orecchio,
quando, in gelido solitario esilio,
primamente scorsi l'amico.

(Ella s'appende estasiata al suo collo,
e così stretta lo guarda in viso)
SIEGMUND
(mit Hingerissenheit)

O süsseste Wonne!
O seligstes Weib! SIEGMUND
(con trasporto)

O dolcissima gioia!
O gioiosissima donna!
SIEGLINDE
(dicht an seinen Augen)

O lass in Nähe
zu dir mich neigen,
dass hell ich schaue
den hehren Schein,
der dir aus Aug'
und Antlitz bricht
und so süss die Sinne mir zwingt.


Musica SIEGLINDE
(occhi negli occhi)

Oh lasciami vicina
verso te inclinare,
che chiara io scorga
l'augusta luce
che a te dallo sguardo,
e dal viso esulta
e così dolce a me i sensi costringe.
SIEGMUND

Im Lenzesmond
leuchtest du hell;
hehr umwebt dich
das Wellenhaar:
was mich berückt,
errat' ich nun leicht,
denn wonnig weidet mein Blick.







Musica SIEGMUND

Nella luna primaverile
tu limpida luci;
maestosa ti cinge
l'onda dei capelli:
quel che m'inebria,
facilmente ora indovino...
poiché di piacere si pasce il mio sguardo.
SIEGLINDE
(schlägt ihm die Locken von der Stirn
zurück und betrachtet ihn staunend)

Wie dir die Stirn
so offen steht,
der Adern Geäst
in den Schläfen sich schlingt!
Mir zagt es vor der Wonne,
die mich entzückt!
Ein Wunder will mich gemahnen:
den heut' zuerst ich erschaut,
mein Auge sah dich schon!







Musica SIEGLINDE
(gli ritrae i riccioli dalla fronte
e lo contempla stupita)

Come a te la fronte
sta aperta,
e delle vene la trama
sulle tempie s'intesse!
Dalla voluttà io tremo
che m'inebria!...
Meraviglia mi vuol ricordare:
te che oggi per la prima volta ho visto,
già vide il mio sguardo.
SIEGMUND

Ein Minnetraum
gemahnt auch mich:
in heissem Sehnen
sah ich dich schon! SIEGMUND

Un sogno d'amore
me pure ricorda:
in ardente anelito
già io ti vidi!
SIEGLINDE

Im Bach erblickt' ich
mein eigen Bild -
und jetzt gewahr' ich es wieder:
wie einst dem Teich es enttaucht,
bietest mein Bild mir nun du! SIEGLINDE

Nel ruscello io scorsi
la mia propria immagine...
ed ora nuovamente la scorgo:
come un giorno ella emerse dallo stagno,
così tu oggi l'immagine mia rimandi!
SIEGMUND

Du bist das Bild,
das ich in mir barg. SIEGMUND

Tu sei l'immagine
che in me nascondevo.
SIEGLINDE
(den Blick schnell abwendend)

O still! Lass mich
der Stimme lauschen:
mich dünkt, ihren Klang
hört' ich als Kind -

(aufgeregt)

Doch nein! Ich hörte sie neulich,
als meiner Stimme Schall
mir widerhallte der Wald. SIEGLINDE
(distogliendo rapida lo sguardo)

Oh taci! lasciami
la voce ascoltare:
mi sembra, il suo suono
avere udito bambina...

(esaltandosi)

Ma no! or ora l'ho udita,
quando il suono della mia voce
mi riecheggiò la foresta!
SIEGMUND

O lieblichste Laute,
denen ich lausche! SIEGMUND

O amorosissimi suoni,
cui io ascolto!
SIEGLINDE
(ihm wieder in die Augen spähend)

Deines Auges Glut
erglänzte mir schon:
so blickte der Greis
grüssend auf mich,
als der Traurigen Trost er gab.
An dem Blick
erkannt' ihn sein Kind -
schon wollt' ich beim Namen ihn nennen!

(Sie hält inne,
und fährt dann leise fort)

Wehwalt heisst du fürwahr? SIEGLINDE
(spiando nuovamente nei suoi occhi)

Del tuo occhio il baleno
balenò già a me:
così il vecchio guardava
su di me, salutando,
quando donò conforto alla dolente.
Allo sguardo
lo riconobbe sua figlia...
già stavo per chiamarlo per nome!

(interrompendosi, quindi
proseguendo sommessa)

Wehwalt veramente ti nomini?
SIEGMUND

Nicht heiss' ich so,
seit du mich liebst:
nun walt' ich der hehrsten Wonnen! SIEGMUND

Non così mi nomino,
da che tu m'ami:
della più nobile dolcezza dominatore ora io sono!
SIEGLINDE

Und Friedmund darfst du
froh dich nicht nennen? SIEGLINDE

E Friedmund non puoi tu
felice nominarti?
SIEGMUND

Nenne mich du,
wie du liebst, dass ich heisse:
den Namen nehm' ich von dir! SIEGMUND

Nominami tu,
come tu ami, ch'io mi nomini:
il nome io prendo da te!
SIEGLINDE

Doch nanntest du Wolfe den Vater? SIEGLINDE

Pure Wolfe tu chiamasti il padre?
SIEGMUND

Ein Wolf war er feigen Füchsen!
Doch dem so stolz
strahlte das Auge,
wie, Herrliche, hehr dir es strahlt,
der war: - Wälse genannt. SIEGMUND

Un lupo egli fu alle volpi vili!
Ma colui, al quale così superbo
l'occhio raggiava,
come, o stupenda, a te nobile raggia,
egli era:... Wälse chiamato.
SIEGLINDE
(ausser sich)

War Wälse dein Vater,
und bist du ein Wälsung,
stiess er für dich
sein Schwert in den Stamm -
so lass mich dich heissen,
wie ich dich liebe:
Siegmund -
so nenn' ich dich! SIEGLINDE
(fuori di sé)

Se Wälse fu tuo padre,
e un wälside tu sei,
per te egli infisse
la sua spada nel fusto...
lascia, dunque, ch'io ti nomini,
com'io t'amo:
Siegmund...
così io ti nomino!
SIEGMUND
(springt auf dem Stamm zu
und fasst den Schwertgriff)

Siegmund heiss' ich
und Siegmund bin ich!
Bezeug' es dies Schwert,
das zaglos ich halte!
Wälse verhiess mir,
in höchster Not
fänd' ich es einst:
ich fass' es nun!
Heiligster Minne
höchste Not,
sehnender Liebe
sehrende Not
brennt mir hell in der Brust,
drängt zu Tat und Tod:
Notung! Notung! -
So nenn' ich dich, Schwert -
Notung! Notung!
Neidlicher Stahl!
Zeig' deiner Schärfe
schneidenden Zahn:
heraus aus der Scheide zu mir! -

(Er zieht mit einem gewaltigen
Ruck das Schwert aus dem Stamme
und zeigt es der von Staunen und
Entzücken erfassten Sieglinde)

Siegmund, den Wälsung,
siehst du, Weib!
Als Brautgabe
bringt er dies Schwert:
so freit er sich
die seligste Frau;
dem Feindeshaus
entführt er dich so.
Fern von hier
folge mir nun,
fort in des Lenzes
lachendes Haus:
dort schützt dich Notung, das Schwert,
wenn Siegmund dir liebend erlag!

(Er hat sie umfasst,
um sie mit sich fortzuziehen).








Musica SIEGMUND
(balzando verso il tronco
ed afferrando l'elsa della spada)

Siegmund mi nomino
e Siegmund io sono!
Lo provi la spada
che senza timore impugno!
Wälse mi promise
che in prova suprema
l'avrei un giorno trovata:
ecco io l'afferro!
D'un sacro amore
suprema angoscia,
d'un bramoso amore
consumante angoscia,
chiara m'arde nel petto,
mi spinge ad agire ed a morire.
Notung! Notung!
così, o spada, io ti nomino...
Notung! Notung!
Lama invidiabile!
Della tua finezza mostra
il tagliente filo:
fuori del fodero a me!...

(Con poderoso sforzo
estrae la spada dal tronco
e la mostra a Sieglinde
presa dallo stupore e dall'entusiasmo)

Siegmund, il wälside,
tu vedi, o donna!
Dono nuziale
questo brando ti porta:
così egli sposa conquista
lo dolcissima donna;
alla nemica dimora
così egli t'invola.
Lontano di qui
ora seguimi,
via, della primavera
nella ridente dimora:
colà ti proteggerà Notung, la spada,
se Siegmund per amor tuo soccomberà!

(Egli l'ha abbracciata
per trascinarla fuori con sé)
SIEGLINDE
(reisst sich in höchster
Trunkenheit von ihm los und
stellt sich ihm gegenüber)

Bist du Siegmund,
den ich hier sehe -
Sieglinde bin ich,
die dich ersehnt:
die eigne Schwester
gewannst du zu eins mit dem Schwert! SIEGLINDE
(si scioglie da lui,
al colmo dell'ebrezza,
e gli si pone innanzi)

Se tu sei Siegmund,
ch'io qui vedo...
Sieglinde io sono
che t'ha sospirato:
la sorella tua schietta
in uno hai conquistato con la spada!
SIEGMUND

Braut und Schwester
bist du dem Bruder -
so blühe denn, Wälsungen-Blut! SIEGMUND

Sposa e sorella
sei tu al fratello...
così dunque fiorisca il sangue dei Wälsidi!
(Er zieht sie mit wütender Glut an sich; sie sinkt mit einem Schrei an seine Brust. - Der Vorhang fällt schnell) Musica (La trae a sé con furente ardore; ella cade con uno strido al suo petto. - La tela cala rapidamente)

Notizie da Wiki su Bayreuth e sul Teatro Opera che ospita il festival annuale....


Spoiler:
Richard Wagner e Bayreuth

La città è conosciuta più che altro in associazione con Richard Wagner, che visse a Bayreuth dal 1872 fino al momento della morte nel 1883.
Wagner scelse questa località come sede del teatro per rappresentare i suoi drammi in quanto attratto e influenzato dal lungo soggiorno svolto a Bayreuth da Jean-Paul Richter, ossia uno dei fondatori del Romanticismo tedesco e inoltre anche per l'eco dei passati fasti musicali del luogo, che sin dai tempi dei primi margravi e durante il regno della principessa Guglielmina (XVIII secolo) pose il teatro al centro della vita culturale e sociale.

La villa di Wagner, "Wahnfried", fu costruita con l'aiuto economico del re Ludwig II di Baviera, ed è ora stata trasformata nel museo del musicista. A nord della città, si trova il Bayreuth Festspielhaus, un teatro dell'opera costruito espressamente per l'esecuzione delle opere di Wagner. Il 22 maggio del 1872 Wagner pose la prima pietra del suo Tempio Musicale, inaugurato il 13 agosto del 1873 con l'esecuzione della Nona sinfonia di Beethoven diretta dallo stesso Wagner. Il nuovo teatro-tempio fu concepito in modo innovativo e moderno dallo stesso Wagner assieme all'architetto Semper per soddisfare le necessità del dramma musicale:[1] tra le peculiarità della costruzione si evidenziarono la massima visibilità per tutti i 1500 spettatori e l'invisibilità dell'orchestra collocata sotto il palcoscenico. Le prime rappresentazioni del Ciclo dell'Anello e del Parsifal ebbero luogo qui. Tra i direttori di orchestra che hanno diretto le opere wagneriane vi sono Fritz Busch, Karl Elmendorff e Arturo Toscanini. Ogni estate, le opere di Wagner vengono eseguite al Festspielhaus durante il festival wagneriano, che dura un mese. Il festival attira migliaia di spettatori ogni anno, ed è costantemente esaurito fin dalla sua inaugurazione nel 1876. Attualmente, la lista d'attesa per i biglietti può essere anche di 10 anni.





http://it.wikipedia.org/wiki/Festspielhaus_di_Bayreuth

l Festspielhaus di Bayreuth è un teatro d'opera situato nella parte nord della città di Bayreuth, in Baviera (Germania), dedicato esclusivamente alle rappresentazioni dei drammi musicali del compositore tedesco Richard Wagner. È la sede dell'annuale Festival di Bayreuth, per il quale fu appositamente concepito e progettato. È situato su una piccola collina (la "collina verde") in una posizione tranquilla e isolata dal centro della cittadina.
Ingresso del Festspielhaus di Bayreuth

La struttura fu adattata dallo stesso Wagner (senza però l'autorizzazione dell'architetto) in riferimento ad un progetto del suo amico Gottfried Semper, e la costruzione avvenne sotto la supervisione stessa del compositore. I fondi necessari si dovettero quasi interamente al re di Baviera Luigi II, fervente wagneriano. L'inaugurazione coincise con la prima rappresentazione assoluta della Tetralogia Der Ring des Nibelungen (L'anello del Nibelungo), dal 13 agosto al 17 agosto 1876.

Le caratteristiche fondamentali del Festspielhaus sono l'assenza di palchi laterali, la semplicità degli arredi interni, la disposizione semicircolare della sala e - soprattutto - la singolare buca per l'orchestra, che sprofonda sotto il palcoscenico e viene coperta da un tetto, così che l'orchestra è totalmente invisibile agli spettatori. Questo elemento fu sempre di vitale importanza per Wagner, poiché permetteva che il pubblico si concentrasse sul dramma e non venisse distratto dai movimenti del direttore. Inoltre, il buio in sala era totale, contrariamente a quanto avveniva negli altri teatri dell'epoca, dove la recita di un'opera veniva considerata per lo più come un'occasione di svago o di intrattenimento raffinato.

La buca orchestrale riequilibrava inoltre il volume tra i cantanti e la musica, creando l'acustica ideale per le raprresentazioni wagneriane. Tuttavia, questa particolare posizione dell'orchestra ha fatto sì che per i direttori d'orchestra - anche i migliori al mondo - Bayreuth sia il teatro in cui è più difficile dirigere. Infatti, non solo l'affollata buca è avvolta nell'oscurità come il resto della sala, ma il riverbero acustico rende impossibile sincronizzare l'orchestra con i cantanti. I direttori devono dunque riabituarsi a ignorare le entrate dei cantanti. La maggior parte dei direttori del Festival, se non tutti, ha affermato di considerare l'esperienza al Festspielhaus come la sfida più difficile della propria carriera.

Il teatro di Bayreuth presenta inoltre un doppio proscenio, il che dà al pubblico l'impressione che il palcoscenico sia più lontano di quanto non sia realmente. Il doppio proscenio e la buca per l'orchestra creano - per usare il termine di Wagner - un "golfo mistico" tra il pubblico e il palcoscenico. Questo dona alle rappresentazioni un'aura di sogno e di magia, in linea con la particolare concezione wagneriana del teatro musicale.

.......
Ascoltate la compenetrazione tra suoni orchestra e voci-duetto, si impastano come un tutt'uno....e la cosa incredibile e credo difficilissima è pensare che in quel teatro l'orchestra e direttor sono separati dal palco-scena, ossia non vedono un tubo e suonano...i cantanti non vedono l'orchestra-direttor e cantano. E il risultato è quello.

Lascio per ultima una nota d'attualità, reminiscenza di pregiudizi legati ad idee antisemite attribuite a Wagner nonchè al fatto che la sua musica fosse tra le preferenze di Hitler

la notizia è di qualche giorno fa, io l'ho letta credo mercoledì-giovedì scorso..
http://www.ilgiornale.it/spettacoli/orchestra_israeliana_bayreuth_casa_dellantisemita_wagner/06-10-2010/articolo-id=478248-page=0-comments=1
L’Orchestra da camera israeliana suonerà al festival di Bayreuth di musica wagneriana, rompendo il tabù riguardo al compositore antisemita. «L’orchestra si esibirà in apertura del festival», ha dichiarato alla radio israeliana Erella Talmi, che guida il direttivo dell’orchestra. L’invito a partecipare al festival della prossima estate era stato lanciato da Katerina Wagner, bisnipote del compositore tedesco, al direttore dell’orchestra, l’austriaco Roberto Paternostro. Erella Talmi ha spiegato che non si è voluto «rompere un tabù ma semplicemente accettare un invito che mostrava una nuova apertura». Dopo l’Olocausto i musicisti israeliani si sono attenuti alla regola non scritta di non eseguire brani di Wagner, uno dei compositori preferiti di Adolf Hitler.
A quel festival è stata invitata un'orchestra israeliana.



E' stata questa news che mi ha fatto cambiare-idea su cosa inserire qui questa settimana.
Io detesto "l'appropriazione dell'opera di un artista - non solo musicale" da parte di qualunque ideologia. L'arte è di tutti, è oltre il tempo e la contingenza...Wagner poteva avere idee antisemite - non lo so - ma la SUA musica non è portatrice di alcun pregiudizio/accusa/emarginazione.

fine dell'incursione và.
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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Cantastorie il Sab 16 Ott 2010, 13:24

Cenerentola - G. Rossini


Trama e notissie in spoiler
Spoiler:

http://www.fotovideolab.eu/Spoleto/2008/Cenerentola/TRAMA_la_Cenerentola.htm

La Cenerentola è un'opera lirica di Gioachino Rossini su libretto di Jacopo Ferretti. Il titolo originale completo è La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo.

Il soggetto fu tratto dalla celebre fiaba di Charles Perrault, ma Ferretti si servì anche di due libretti d'opera: Cendrillon di Charles Guillaume Etienne per Nicolò Isouard (1810) e Agatina, o la virtù premiata di Francesco Fiorini per Stefano Pavesi (1814).

L'opera fu composta in circa tre settimane e Rossini, come fece in altre occasioni, affidò ad un assistente (in questo caso Luca Agolini) la composizione dei recitativi secchi e delle arie meno importanti, quelle di Alidoro e Tisbe.

La prima rappresentazione ebbe luogo il 25 gennaio 1817 al Teatro Valle di Roma.
Il contralto Geltrude Righetti Giorgi, che era stata già la prima Rosina del Barbiere di Siviglia, cantò il ruolo della protagonista.
Il debutto della Cenerentola, pur non provocando uno scandalo paragonabile a quello del Barbiere, fu un insuccesso, ma dopo poche recite, l'opera divenne popolarissima e fu ripresa in Italia e all'estero.

Come aveva gia fatto altre volte, Rossini usò la tecnica dell'autoimprestito, cioè prese le musiche per alcuni brani da opere composte in precedenza: il rondò di Angelina è tratto dall'aria del conte di Almaviva del Barbiere "Cessa, di più resistere" e la sinfonia è tratta da quella della Gazzetta.

Per una ripresa del 1820 al Teatro Apollo di Roma, avendo a disposizione l'ottimo basso Gioacchini Moncada, Rossini sostituì l'aria di Alidoro composta da Agolini con una grande aria virtuosistica (Là del ciel nell'arcano profondo), che nelle rappresentazioni odierne viene solitamente eseguita. Scelta che per altro obbliga a scritturare una prima parte anche per il ruolo di Alidoro, che nella versione originale era poco più di un comprimario.


____________________________________________________________

Atto primo


In un salone del decadente castello di don Magnifico



Clorinda e Tisbe, figlie di don Magnifico e sorelle, si pavoneggiano davanti allo specchio vantandosi e glorificandosi. Angelina, figliastra di don Magnifico, canta una malinconica canzone (Una volta c'era un re), quasi presaga dello strano futuro destino che la sta per vivere. Le due sorelle la rimbrottano, ma subito entra Alidoro, precettore del principe don Ramiro, mascherato da mendicante, per spiare le tre sorelle. Chiede un po' d'elemosina, ma viene insultato dalle due sorellastre: Angelina di nascosto gli dà del caffè, ed Alidoor la ringrazia. Egli tiene d'occhio le tre per segnalare al principe i comportamenti delle tre: infatti il principe cerca moglie. Dopo essere stato curato da Angelina, e maltrattato da Clorinda e Tisbe, Alidoro se ne va, mentre alcuni cavalieri segnalano l'arrivo imminente del principe. Don Magnifico entra in scena, svegliato dalle figlie (Miei rampolli femminili), che lo avvertono dell'arrivo del principe: il padre raccomanda alle due figliole di comportarsi e vestirsi bene. Subito dopo entra don Ramiro, in vesti di paggio. Egli infatti ha scambiato le sue vesti con quelle del servo Dandini per spiare il comportamento delle sorelle. Cenerentola lo nota, e tra i due giovani scoppia l'amore (Un soave non so che). Subito dopo entra Dandini (Come un'ape nei giorni d'aprile), seguito dalla famiglia. Né don Magnifico, né le tre sorelle si sono accorte dello scambio di persona. Il cameriere vezzeggia le sorellastre, che elogiano il mascherato Dandini. Angelina chiede al patrigno se può venire alla festa, dato che tutti ci stanno andando. Ma don Magnifico la caccia indegnosamente. Alidoro, vedendola, decide di aiutarla.

Intanto, nel palazzo, Ramiro e Dandini discutono sulle figlie del barone, e decidono di metterle alla prova: Dandini afferma che la ragazza scelta sarà sua sposa, mentre l'altra andrà a Ramiro. Le ragazze, sdegnate, rifiutano i vezzeggiamenti del principe mascherato: imrpovvisamente giunge una strana ragazza vestita splendidamente. Ella è Angelina, velata, venuta lì per partecipare al ballo, vestita da Alidoro. Tisbe e Clorinda notano una certa somiglianza con la sorella. Anche il padre se ne accorge, ma le loro idee vengono smentite. Dandini invita tutti a tavola, ma l'atmosfera è strana: tutti hanno paura che il proprio sogno svanisca (...ho paura che il mio sogno vada in fumo a dileguar!).


Atto secondo



Don Magnifico riconosce nella misteriosa dama velata Cenerentola, tuttavia è sicuro che il principe sceglierà o Clorinda o Tisbe, e svela alle figlie che, appropriandosi del patrimonio di Angelina, l'ha sperperato per permettere alle figlie di vivere nel lusso. Intanto Cenerentola, infastidita da Dandini che cerca di sedurla, rivela di essere innamorata del paggio. Ramiro è fuori di sé dalla gioia, ma Angelina gli da un braccialetto, e gli dice che, se vuole amarla, dovrà cercarla e ridarglielo; Ramiro, dopo la fuga di Cenerentola, annuncia che la ritroverà (Si, ritrovarla io giuro).
Intanto, Dandini rivela a don Magnifico di essere in realtà il cameriere del re (Un segreto d'importanza), scatenando l'ira e l'indignazione del barone. Il barone si adira e torna a casa.
Intanto Cenerentola, a casa, ricorda il magico momento vissuto alla festa, e ammira il braccialetto. Arrivano don Magnifico e le sorellastre, irate per la rivelazione di Dandini. Subito dopo si scatena un temporale, e la carrozza del principe (merito del maltempo, e di Alidoro) si rompe davanti alla casa.
Ramiro e Dandini entrano in casa, e chiedono ospitalità. Don Magnifico, che pensa ancora di far sposare una delle figlie al principe. Ordina a Cenerentola di dare la sedia regale al principe, e Angelina la da a Dandini, non sapendo che non è lui il principe. Il barone le indica Ramiro, e i due giovani si riconoscono (Siete voi...questo è un nodo avviluppato).
I parenti, irati,minacciano Cenerentola (Donna sciocca! Alma di fango!). Ramiro e Dandini la difendono, annunciando vendetta e terribili punizioni sulla famiglia. Cenerentola allora invoca la pietà del principe, ormai suo sposo, e dice che la sua vendetta sarà il loro perdono. Arriva Alidoro, tutto contento della sorte di Angelina. Clorinda s'indispettisce alle parole del vecchio, ma Tisbe preferisce accettare la sorella come principessa. Alla fine dell'opera, Cenerentola, salita al trono, concede il perdono alle due sorellastre e al patrigno (rondò Nacqui nell'affanno), che, commossi, la abbracciano e affermano che nessun trono è degno per lei.


Duetto d'amour - Un soave non so che


Entrata del servitor-principecamuffo Dandini - "Come un'ape"


.................
Ramino - Sì ritrovarla io giuro

Duetto Don Magnifico - Dandini : Un segreto d'importanza..



2' Atto - Questo è un nodo avviluppato ...
adatto per chi ha la ERRE moscia o arrotata...


Finale - Rondo'



Video-Riassunto



il Libretto dettagliato lo trovate ixi ..
http://www.librettidopera.it/cenere/cenere.html

....
Rossini è il miglior "antidepressivo" che si trova sotto il sole, altro che chiacchiere e distintivi
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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Cantastorie il Sab 23 Ott 2010, 12:36

oggi mi son svegliata con l'animo "truce" Diavolo prrrr!

quindi scelgo il finale di Trovatore (Verdi) nel quale un'innamorata s'ammazza dopo aver sperato che ciò salvi la vita dell'omo suo, una figlia-madre è combattuta tra la vendetta-destino e l'affetto filiale (i figli sono solo quelli biologici o quelli che si crescono?), un rivale-fratello che assiste a una morte e ne causa un'altra senza ottenerne in cambio alcunchè se non la perdita dell'amor suo e l'aver ucciso un su' parente rapito in fasce. Ahhhhhhhhhh quanto me piace l'opera in cui le cose quando vanno male sono QUASI peggio della realtà tra viventi...che mi sta a diventà insostenibboli, altro che la leggerezza e l'esssere:(:(

..............
Il finale a quattro ... con Cossotto-Stella-Bastianini-Corelli - 1962 ...

l'Equilibrio e la Tempesta




il Libretto in nota
Spoiler:



Scena IV Scene 1, 2, 3, 4 (Atto IV)


Si apre la porta, entra Leonora:
gli anzidetti, in ultimo il Conte con seguito di Armati



MANRICO
Ciel!.. non m'inganna quel fioco lume?...

LEONORA
Son io, Manrico...

MANRICO
Oh, mia Leonora!
Ah, mi concedi, pietoso Nume,
Gioia sì grande, anzi ch'io mora?

LEONORA
Tu non morrai... vengo a salvarti...

MANRICO
Come!... a salvarmi?, fia ro!

LEONORA
Addio...
tronca ogni indugio... t'affretta... parti...
(accennandogli la porta)
Manrico
E tu non vieni?

LEONORA
Restar degg'io!...


MANRICO
Restar!...

LEONORA
Deh! fuggi!...

MANRICO
No.

LEONORA
(cercando di trarlo verso l'uscio)
Guai se tardi!

MANRICO
No...

LEONORA
La tua vita!...

MANRICO
Io la disprezzo...
Pur figgi, o donna, in me gli sguardi!...
Da chi l'avesti?... ed a qual prezzo?...
Parlar non vuoi?... Balen tremendo!...
Dal mio rivale!... intendo... intendo!...
Ha quest'infame l'amor venduto...
Venduto un core che mi giurò!


LEONORA
Oh, come l'ira ti rende cieco!
Oh, quanto ingiusto, crudel sei meco!
T'arrendi... fuggi, o sei perduto!
Nemmeno il cielo salvar ti può!



(Leonora si getta ai piedi di Manrico)

AZUCENA
(dormendo)
Ai nostri monti... ritorneremo...
L'antica pace... ivi godremo...
Tu canterai... sul tuo liuto...
In sonno placido... io dormirò...


MANRICO
Ti scosta...

LEONORA
Non respingermi...
Vedi?... languente, oppressa, lo manco...

MANRICO
Va'... ti abbomino...
Ti maledico...

LEONORA
Ah, cessa!
Non d'imprecar, di volgere
Per me la prece a Dio
È questa l'ora!

MANRICO
Un brivido
Corse nel petto mio!

LEONORA
(Cade bocconi)
Manrico!

MANRICO
(accorrendo a sollevarla)
Donna, svelami...
Narra.

LEONORA
Ho la morte in seno...

MANRICO
La morte!...

LEONORA
Ah, fu più rapida
La forza del veleno
Ch'io non pensava!...

MANRICO
Oh fulmine!

LEONORA
Senti! la mano è gelo...
(toccandosi il petto)
Ma qui... qui foco orribile
Arde...

MANRICO
Che festi!... o cielo!

LEONORA
Prima che d'altri vivere...
Io volli tua morir!...

MANRICO
Insano!... ed io quest'angelo
Osava maledir!


LEONORA
Più non resisto!

MANRICO
Ahi misera!...



(Entra il Conte, arrestandosi sulla soglia)

LEONORA
Ecco l'istante... io moro...
(stringendogli la destra in segno d'addio)
Manrico! Or la tua grazia...
Padre del cielo... imploro...
Prima... che... d'altri vivere...
Io volli... tua morir!



(Spira)

CONTE
(Ah! volle me deludere,
E per costui morir!)
(additando agli armati Manrico)
Sia tratto al ceppo!

MANRICO
(partendo tra gli armati)
Madre... oh madre, addio!


AZUCENA
(destandosi)
Manrico!... Ov'è mio figlio?

CONTE
A morte corre!...

AZUCENA
Ah ferma!... m'odi...

CONTE
(trascinando Azucena verso la finestra)
Vedi?...

AZUCENA
Cielo!

CONTE
È spento!

AZUCENA
Egli era tuo fratello!..

CONTE
Ei!... quale orror!...

AZUCENA
Sei vendicata, o madre!


CONTE
(inorridito)
E vivo ancor!
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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Amantide_Religiosa il Lun 25 Ott 2010, 20:38

seunanotte ha scritto:Io amo Madama Butterfly,senti che intensità.....aspetto che tu mi dica di più Canta

un mio amico è letteralmente ossesionato con la Butterfly, molto bella infatti. amore La mia preferita, in assoluto, anche se difficile perchè ho diverse opere che preferisco è la Norma e Rigoletto. amore amore

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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Amantide_Religiosa il Lun 25 Ott 2010, 20:41

Waltzing Matilda ha scritto:quanto mi piace Tito Gobbi!
Andrea Chenier è la prima volta che lo sento, me lo devo proprio riascoltare, poi con queste voci! grazie Canta bacio

Unico! Il più bel Radames di tutta la storia dell'opera, secondo me. Una curiosità però...come mai non aveva corretto quel diffetto della "th". Si dice che aveva rotto i denti, ma mi sembra una cosa un po' ridicola perchè i denti si riparano. Si sente parecchio in un CD di Aida che ho.

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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

Messaggio Da Cantastorie il Mer 27 Ott 2010, 21:14

Amantide_Religiosa ha scritto:
seunanotte ha scritto:Io amo Madama Butterfly,senti che intensità.....aspetto che tu mi dica di più Canta

un mio amico è letteralmente ossesionato con la Butterfly, molto bella infatti. amore La mia preferita, in assoluto, anche se difficile perchè ho diverse opere che preferisco è la Norma e Rigoletto. amore amore


ok....il prox finesettimana punteremo l'attenzione canterina su Butterfly e l'universo suo, ho il dvd con Freni e Domingo con Karajan direktor se riesco estrapolo qualche pezzullo da quello e lo inserisco come video-suono...

@Amantide ...su Norma ho inserito qualche settimana fa alcune chicche in questo stesso 3d ...su Rigoletto, oltre a Bellafigliadell'amore - ho inserito un'audio.playlist dell'opera intera cantata da Gobbi-Callas-DiStefano quando fecero la presa diretta tv con Domingo che straziava il gobbo...messa in un altro 3d sull'opera aperto sempre in questa sezione Arte-forum....ma tornerò senz'altro a porre attenzione su Rigoletto e dintorni prossiamente chissà

Su Gobbi, per me è da schianto sia come Rigoletto, che come Jago ..che come Scarpia...ma anche comicissimo-furbo in BarbiereSiviglia, insomma è uno di quei miracoli di musica-teatro concentrati in un'unica persona. Rarità pressiose. ciao ciao
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Re: [Opera] Brani d'opera cantati

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